Il Me Too blocca le lezioni all’Università di Torino

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Manifestazione studenti universitari contro le molestie dei docenti all'interno dell'ateneo. Presso sede Palazzo Vecchio. Torino 12 febbraio 2024 ANSA/TINO ROMANO

L’onda MeToo che è partita da Torino fa intravedere all’orizzonte un nuovo movimento studentesco, pronto a contestare con forza l’intero sistema universitario italiano. Mentre gli studenti dell’università subalpina manifestano e si preparano per nuove mobilitazioni contro le molestie all’interno dei dipartimenti, il rettore dell’ateneo, Stefano Geuna, annuncia un meeting nazionale sul tema, che si svolgerà proprio sotto la Mole, il 20 marzo. Decisione presa dopo aver parlato anche con la ministra dell’Università Anna Maria Bernini. I giovani non voglio sentire parlare di “mele marce” o di “singoli casi”.

Da giorni ormai denunciano le violenze di genere, che vedono come vittime non solo le studentesse, ma anche docenti e ricercatrici. L’ultima iniziativa è del collettivo Cambiare Rotta, che ha fatto irruzione, nel primo giorno di lezione del semestre, nelle aule di Palazzo Nuovo, sede storica delle facoltà umanistiche, interrompendo le lezioni e invitato gli altri studenti a unirsi per un’assemblea, che si è tenuta nell’atrio. I casi, hanno spiegato, non sono solo quelli più eclatanti di cui si sta occupando la cronaca, che vedono coinvolti un docente-medico arrestato, perché accusato di presunte violenze sessuali e un professore del dipartimento di Filosofia, sospeso per un mese per presunte molestie verbali. “Non cerchiamo un capro espiatorio, noi critichiamo l’intero modello universitario, quindi anche il rettore”, afferma Erica di Cambiare Rotta.

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