IN GERMANIA PROVA DI CONCERTI ANCHE IN TEMPO COVID
All’esperimento si sono presentate poco più di un terzo delle persone previste: 1500 su 4200, comprese tra i 18 e i 50 anni. Prevedibilmente, forse. In piena ripresa virulenta del coronavirus in Germania – il ritmo è oltre duemila casi al giorno – l’università di Halle ha voluto scoprire quanto siano contagiosi i concerti. E ha organizzato a Lipsia, sabato sera, un evento in tre tempi, “Restart-19” per misurare la pericolosità dei raduni di massa al chiuso. Un partecipante ha ammesso ai microfoni del Mdr di “sentirsi un po’ una cavia”. E molti altri non hanno avuto il coraggio di presentarsi.
Ma lo scopo non è futile. A detta dei ricercatori si tratta di un tentativo di capire “le condizioni per organizzare questi eventi nonostante la pandemia”, insomma per non far morire un settore precipitato in coma profondo durante la crisi. Fino a ottobre la Germania ha proibito grandi eventi e concerti.
La cavia in capo, il cantante Tim Bendzko, ha tenuto tre differenti concerti di un’ora ciascuno, in condizioni di pubblico diversissime. Per il primo concerto i partecipanti, tutti rigorosamente tamponati per essere certi non fossero infetti, si sono seduti normalmente nell’arena, senza distanziamento, solo con le mascherine FFP2 sul viso. Al terzo concerto erano a un metro e mezzo di distanza l’uno con l’altro, generosamente distribuiti nell’arena da 8.000 presenze.
Nel frattempo i ricercatori, distribuendo un disinfettante fluorescente, hanno reso visibili le parti del corpo che sono state toccate più di altre, oltre a seguire i partecipanti con speciali sensori. Il direttore della ricerca, Stefan Moritz, conta su un risultato entro i prossimi mesi. Costo dell’esperimento, finanziato dalla Sassonia e dalla Sassonia-Anhalt: circa un milione di euro.

