Io sono Babbo Natale: a un anno dalla sua scomparsa, l’ultima grande interpretazione di Gigi Proietti
Nella commedia di Edoardo Falcone Io sono Babbo Natale, al cinema dal 3 novembre, Gigi Proietti si toglie la corona di ottavo re di Roma e indossa il cappello rosso con il ponpon bianco. Nei panni del suo aiutante, Marco Giallini, felice di affiancare il grande mattatore nella sua ultima straordinaria prova d’attore.
Nella vita, di tanto in tanto, abbiamo bisogno che tutto vada bene, che qualcuno ci dia un colpetto sulla spalla e ci sussurri nell’orecchio: “Vedrai che ce la farai”. Ci serve un angelo custode, insomma, una favola, una piccola magia, un miracolo. Tutti questi ingredienti sono l’impasto di una commedia natalizia che parla di famiglia, di seconde opportunità e di un signore dal vestito rosso e dalla lunga barba bianca che, nella notte fra il 24 e il 25 dicembre, gira per il mondo consegnando regali ai bambini.
Io sono Babbo Natale è il nuovo film di Edoardo Falcone, che torna a dirigere Marco Giallini, già protagonista insieme ad Alessandro Gassmann di Se Dio vuole. Al Rocco Schiavone del piccolo schermo il regista affianca un mostro sacro che ci manca moltissimo, e che lo scorso anno ci ha lasciato il 2 di novembre, nel giorno del suo ottantesimo compleanno. Parliamo dell’ottavo Re di Roma Gigi Proietti, e infatti la commedia arriva nelle nostre sale, distribuita da Lucky Red, il 3 novembre, anche per ricordarci il talento e l’importanza che ha avuto per noi l’indimenticabile Mandrake di Febbre da cavallo.
Io sono Babbo Natale: la trama
Io sono Babbo Natale è una storia di amicizia e di redenzione. Protagonista della vicenda è un ladro di nome Ettore che, una volta uscito di prigione, ha tutta l’intenzione di tornare a fare ciò che gli riusciva meglio: rubare. Ettore aveva una compagna, Laura, e una figlia piccola, Alice, e le ha abbandonate a cuor leggero. Per fortuna Alice ha un nuovo papà, Luciano, che però si sta separando da Laura. Un giorno Ettore viene scambiato per un senzatetto da un uomo anziano che gli regala 50 Euro. L’uomo, Nicola, accoglie in casa Ettore e gli rivela di essere Babbo Natale, chiedendogli di aiutarlo nei preparativi per il Natale e trascinandolo in un’avventura prodigiosa e rigeneratrice.
L’ultimo film di Gigi Proietti
Io sono Babbo Natale ha un’importanza particolare e suscita grande commozione anche perché è l’addio di Gigi Proietti alla macchina da presa. E’ bello che l’ultimo ruolo ricoperto dall’immenso attore sia proprio quello di Babbo Natale. I regali che Santa Claus infila nei camini delle case non sono altro, se ci pensiamo, che tutti i personaggi larger than life che Gigi ci ha portato in dono. Babbo Natale è anziano e un po’ stanco, così come lo era Proietti sul set. Quando qualcuno, durante la lavorazione del film, si informava sulle sue condizioni di salute, lui aveva l’abitudine di rispondere, fra il divertito e lo sconsolato: “Abito ancora in via di guarigione”. Aveva l’aria sofferente Gigi fra una ripresa e l’altra, ma quando sentiva il grido “azione!”, tornava ragazzo e si muoveva rapidamente e con scioltezza, cimentandosi in eccellenti performance. Nel film, Babbo Natale trova un assistente, forse per un passaggio di testimone, e ci piace pensare che, nella realtà, questo possa essere successo proprio con Marco Giallini, che ha le carte in regola per lasciare anche lui, il più tardi possibile, una grande eredità ai romani e anche agli abitanti del resto del nostro stivale. Nicola in Io sono Babbo Natale dice: “Solo un adulto rimasto bambino può diventare Babbo Natale”. Gigi, essendo attore, era rimasto bambino, perché aveva negli occhi lo stupore e la meraviglia di un bimbo e perché chi recita, lo sappiamo, deve conservare un entusiasmo infantile, perché in fondo un attore gioca a essere un’altra persona, a trasformarsi in un personaggio, e non a caso in francese “recitare” si dice jouer.
Quando ha scritto il film, Falcone aveva già in mente di affidare la parte di Nicola a Proietti, e di Gigi ha detto: “Aveva uno spirito fanciullesco, raccontava barzellette e storielle. Mi porto dietro la sua umanità”. Quanto a Giallini, per anni ha considerato Proietti come una sorta di nume tutelare. Sul set del film è diventato per lui una specie di padre, con cui rideva di gusto. Proietti gli inviava spesso dei messaggi spiritosi, come: “C’ho una gallina a casa, te faccio fai un ovetto”.
Marco si è commosso quando ha parlato del film nel giorno di pre-apertura della Festa del Cinema di Roma, riflettendo sulla carriera cinematografica del collega e dicendo che per lui era un rammarico il fatto di non essere stato chiamato come avrebbe voluto a prestare il suo talento alla settima arte. Lo aveva ripetuto lui stesso in diverse occasioni, come quando, nel 2019, parlando ai giornalisti in occasione dell’uscita di Attraverso i miei occhi, in cui doppiava un cane, aveva detto: “Il doppiaggio non sostituisce certo il cinema”. Eppure Gigi adorava i film, anche se, ultimamente, i nostri gli sembravano diventati “storie un po’ piccole, che invece di un’ora e mezza possono durare tre quarti d’ora”. Pensava invece che il numero dei bravi attori e delle brave attrici fosse aumentato, e se ne rallegrava.
