Joel Crawford, regista de Il Gatto con gli Stivali 2, risponde alle accuse sui film d’animazione: “Occorre maggior rispetto”
Il regista di Il Gatto con gli Stivali 2 ha risposto per le rime a chi considera l’animazione un genere minore e su quanto ancora oggi occorra percorrere molta strada, prima di vedere riconosciuti i meriti del genere
Joel Crawford, regista di Il Gatto con gli Stivali 2: L’ultimo desiderio, ha espresso chiaramente che è tempo che anche l’animazione riceva maggior rispetto e considerazione nel mondo del cinema. Ospite nel podcast di Variety, il regista ha raccontato delle difficoltà che spesso si incontrano nel dirigere i film d’animazione e dell’emozione provata nel ricevere la sua prima nomination ai Premi Oscar per il sequel de Il Gatto con gli Stivali.
Già Guillermo del Toro, durante la cerimonia di premiazione dei Golden Globe, dove il suo Pinocchio ha ottenuto il premio come Miglior film d’animazione, ha dichiarato che “l’animazione è un medium, è cinema, non un genere”, riportando al centro del dibattito la validità dei film d’animazione e del modo in cui vengono giudicati. A lui si unisce Crawford che ammette che ancora oggi verso le brillanti menti che lavorano dietro questi film non c’è abbastanza rispetto. Ha, inoltre, aggiunto che poter realizzare film così complessi comporta una grande quantità di ore di lavoro e numerosi artisti coinvolti. Eppure, ha concluso nel suo intervento, ancora oggi questo particolare medium non riceve la giusta considerazione dall’industria cinematografica.
Nel ricordare l’emozione che ha provato a ricevere la prima nomination agli Oscar per Il Gatto con gli Stivali 2: L’ultimo desiderio, Crawford dichiara che Hollywood e l’Academy dovrebbero dare maggiori riconoscimenti agli artisti coinvolti nella realizzazione di film d’animazione. Nella sua esperienza essere un regista di questi film non è così semplice come molti pensano e non basta certo stare dietro a un artista e ordinargli semplicemente di disegnare. I riconoscimenti per l’animazione sono arrivati tardi: era solo il 1939 quando Biancaneve e i sette nani riceveva un un premio onorario dall’Academy Award. Non esisteva una categoria specifica per i film d’animazione, l’idea inizia a prendere forma nel 1992, quando La bella e la bestia entra nella cinquina tra i papabili vincitori dell’Oscar come Miglior Film. Dovranno trascorrere altri dieci anni prima che venga creata una categoria separata, quella del Miglior film d’animazione, in cui a vincere nel 2002 è Shrek.
Per la prima volta i film d’animazione ricevono un riconoscimento ufficiale, ma la creazione del premio comporta anche la separazione definitiva dei film animati dagli altri film. Concorrono per due diversi premi, quindi, sono due generi diversi e hanno diversa considerazione. Gli interventi di del Toro e anche di Crawford indicano che oramai una tale divisione non solo è insensata, ma anche superflua e che film animati meritano di avere gli stessi riconoscimenti di un film che non fa uso dell’animazione per raccontare la propria storia. Infatti, ancora oggi, l’animazione riceve l’etichetta di “film per bambini”, indicando così pellicole realizzate con un linguaggio, forse, più semplificato, ma che mal si adatta a esempi del calibro di Pinocchio, delle pellicole dello Studio Ghibli o di numerosi altri esempi del genere.
