Jovanotti: “Nella musica i centri di potere sono caduti” 

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Il cantante, in un’intervista, parla di Gianni Morandi, dei Maneskin e di come sia mutata l’industria: “Un ragazzino di Lagos può accendere il telefonino e fare una hit mondiale”.

Il medley portato da Jovanotti e Gianni Morandi, in scena all’ultimo Festival di Sanremo, ha raccolto un tripudio di consensi. Tanto che la voce de “L’allegria”, scritta proprio da Jova, ha vinto la serata delle cover in programma all’Ariston. Lorenzo Cherubini, questo il suo vero nome, ha concesso un’intervista a La Stampa, uscita oggi, in cui parla a 360° di svariati argomenti. A cominciare dal suo strettissimo legame con Morandi:

Ci siamo incontrati in alcune trasmissioni televisive, tantissimo tempo fa. E lui è sempre venuto ai miei concerti. Al Jova Beach Party è salito a cantare sul palco ed è stato bellissimo. Così quando ha avuto l’incidente gli ho mandato un messaggio. L’ho sentito giù, era come “demorandizzato”. Impaurito da questa cosa che gli era successa. L’ho richiamato dicendogli: “Ho un pezzo per te, se lo canti tu si fa notare”

Nell’intervista espone anche la sua visione della musica calata nel mercato odierno: 

Nella musica i centri di potere sono caduti. Una volta tutto era in mano alle grandi case discografiche, ora puoi arrivare a 19 anni da una provincia italiana e sfondare con mezzi di produzione accessibili a tutti. Lo stesso vale per la distribuzione, metti il brano su internet e se funziona hai vinto. La disintermediazione della musica ha fatto sì che il talento, le idee si facciano strada senza bisogno di passare da un centro di potere. Una volta l’America si sentiva al centro del mondo e aveva inventato la categoria della World music, parola inutile che definiva tutto quello che non era anglofono. Adesso non esiste più perché nella classifica di Billboard ci sono gruppi colombiani, musica della Nigeria. Un ragazzino di Lagos può accendere il telefonino e fare una hit mondiale. O può succedere una cosa bellissima come quella dei Maneskin.

Ottengono effetti positivi a tutto campo: riescono a far dire ai nostalgici del rock: è tornato il rock. Mentre i ragazzini che non conoscono i Red Hot o i Led Zeppelin scoprono qualcosa di nuovo. Hanno fatto qualcosa che era difficile immaginare, tranne per qualcuno: loro. Guardandoli nelle prime performance vedi che ci credono, che gli piace, che sono devoti a quello che fanno. Non sono lì per farsi vedere con l’aereo privato o le scarpe fiche, sono lì perché amano la musica. E la verità è più forte di tutto. Se sei autentico, sfondi.

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