LA RAGGI RINUNCIA A UN MINISTERO PER CANDIDARSI A SINDACO

Ha ascoltato la proposta, ha ringraziato, ma ha detto no. Virginia Raggi, pur di coronare il sogno di un secondo mandato da Sindaco di Roma, avrebbe declinato un’offerta di un ministero. Sembrava, in quel momento, quando Conte pensava di poter portare a casa la maggioranza assoluta anche al Senato nel voto di fiducia, proprio tutto fatto: la prima cittadina della Capitale sarebbe diventata ministra della Famiglia, con una delega ai diritti civili. Un’uscita di scena perfetta per la Raggi, che sarebbe stata “promossa” a un incarico nazionale, avrebbe evitato il giudizio dei romani dopo cinque anni di amministrazione della Capitale (che secono molti sarebbe molto duro) e avrebbe soprattutto permesso a Pd e M5S di trovare una convergenza su un nome da proporre ai romani replicando nella Capitale lo stesso schema che costituisce la maggioranza parlamentare del Governo Conte II.

E invece niente. Virginia Raggi vuole andare avanti; la sindaca è convinta di raggiungere il ballottaggio e di potersela giocare – a quel punto – con il candidato della destra. Anzi, in realtà, la Raggi un piccolo sogno nel cassetto lo coltiva: essere lei stessa quel nome in grado di far convergere Pd e M5S in un’unica alleanza. Ipotesi respinta – almeno ufficialmente – al mittente dai democratici anche se non manca chi – in virtù del bene superiore dell’alleanza strutturale tra M5S e Pd – sarebbe disposto a sostenere la sindaca uscente

Proprio in quest’ottica andrebbe letto il tweet della sindaca dello scorso 15 Gennaio nel quale si congratulava con il segretario del PD Nicola Zingaretti per il “progetto di riqualificazione delle case popolari a Tor Bella Monaca a Roma”.

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