LA TRAGEDIA DI OMAR SIMBOLO DI UN ITALIA CHE VUOLE FARCELA

La tragedia di Omar come simbolo di un settore in rivolta che vuole resistere e, soprattutto, rinascere. C’è un dramma che è diventato il paradigma di un mondo paralizzato ormai da un anno, quello dei lavoratori dello spettacolo. È la tragedia di Omar Rizzato, 41 anni, imprenditore titolare della Hubble Eventi di Cinto Euganeo (Padova), che in quel mondo ci lavorava da vent’anni: era proprietario di un service specializzato nell’allestimento di impianti luci per concerti, grandi eventi, allestimenti fieristici, sfilate di moda. Si è tolto la vita sabato nella sede della sua azienda e da quel momento è diventato una bandiera, la bandiera delle “Maestranze dello spettacolo Veneto”: “Omar era uno di noi, un pezzo della nostra grande famiglia. Sappiamo benissimo le condizioni in cui si trovava; assenza di prospettive, una vita persa nel buio dopo tanta fatica, nessun riconoscimento, nessuna dignità. Ristori che non arrivano, liquidità mancante e gli F24 che comunque bisogna pagare come l’affitto del capannone, l’assicurazione della motrice”.

Martedì pomeriggio, come in tante piazze d’Italia, questo esercito di lavoratori si è ritrovato anche a Padova, portando in strada tutta la disperazione di un settore completamente azzerato. È il mondo dei concerti, dei cinema, dei teatri. Un mondo che non esiste più, schiacciato dai Dpcm e dalle norme introdotte per combattere la pandemia. Un nuovo drammatico capitolo della frattura che si è creata tra garantiti e non garantiti. Il sociologo Stefano Allievi, citando Emile Durkheim, analizza la tragedia di Omar Rizzato: “Anche l’atto individuale per eccellenza ha delle cause sociali. Il suicidio è la prova che ci sono cose peggiori della morte: tra queste il vuoto, la mancanza di senso, la perdita di ogni prospettiva”.

Ricordando i suoi 41 anni, martedì pomeriggio, in piazza Antenore a Padova, i suoi colleghi hanno levato al cielo 41 torce. “Resistere”, è la parola d’ordine. Ma non è semplice, senza un reddito. “Un collega è mancato e non ci sono parole. Abbiamo alle spalle un anno in cui non siamo andati in scena, ma vorremmo che questo compleanno celebrasse qualcosa che nasce: è la consapevolezza della nostra forza, dell’importanza del nostro lavoro. E anche del dialogo che finalmente è nato fra noi, in tutte le città. Il mondo di prima non era il migliore di quelli possibili, vogliamo prepararci a ripartire meglio, insieme. Chiediamo di essere ascoltati, coinvolti nella scrittura di nuove regole. Ripensiamo il mondo dello spettacolo”, ha detto al Mattino di Padova Gianni Bozza, portavoce della rete “Spettacoli dal vivo”, nella speranza di scorgere una luce in fondo al tunnel.

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