La vera storia di com’è nato l’Angelo Azzurro
Dell’origine dell’Angelo Azzurro non sapeva niente nessuno. Abbiamo scoperto che non è solo il cocktail colorato con cui ci sbronzavamo da piccoli.
L’Angelo Azzurro è un cocktail romano di una Roma non più Dolce Vita, ma gonfia di libertà sessuale, sottoculture e party matti.
“Sapevo che sarebbe tornato, da me ritornano tutti,” dice Lola Lola aka Marlene Dietrich al professor Rath nel film “L’Angelo Azzurro” del 1930. Amore torbido, un uomo che cade in disgrazia, una delle prime icone femminili in cui l’erotismo si ribalta nei vestiti da uomo (oltre che nell’accertata omosessualità di Marlene Dietrich).
La storia dell’Angelo Azzurro, il cocktail che negli anni Novanta e Duemila ci ha fatto ubriacare male mentre le casse pompavano house music, perfetto sostituto/compagno di pasticche e droghe variegate, è rimasta praticamente oscura fino ad oggi. Diciamo che nessuno si era veramente chiesto se quel drink avesse una vera e propria storia, né una dignità.
Eppure da qualche parte doveva essere saltato fuori: chi ha pensato di unire il gin a triple sec e blue curaçao? Dov’è nato e soprattutto qualcuno ne rivendica i natali?
Quello che è il cocktail simbolo per noi delle discoteche insieme ai vari “Invisible” o “B52” è in realtà nato come drink simbolo delle prime serate LGBTQ+ romane fatte nei piccoli club.
Tutte queste domande, che riempiono la mia testa da storico wannabe dopo innumerevoli podcast di Alessandro Barbero, hanno trovato risposta grazie a – devo ammetterlo, con una certa punta di orgoglio – MESI di ricerca. Un ricerca che, va detto anche questo, per molte settimane mi è parsa non portare a nulla ed è stata scoraggiante.

FOTO BY FESENKO VIA ADOBE STOCK
In sostanza tutti avevano servito o bevuto l’Angelo Azzurro, ma nessuno dei bartender contattati aveva la minima idea di come fosse nato e dove. E chi ne ha scritto diciamo che ha un po’ azzardato. Solo questo articolo ha aggiunto dei tasselli importanti. C’è chi diceva fosse un moderno parente del Blue Lagoon, chi pensa che il suo nome si riferisca al fatto che “ti fa volare”.
“Non ho idea di come abbia fatto a diventare così famoso, forse perché era un buon drink…beh, in effetti era un po’ fortino, forse per quello piaceva.”
L’Angelo Azzurro è un cocktail eccezionalmente longevo, se si considera quanto è visto male oggi, e che ha resistito dal 1980 ai primi anni 2000. Quello che è il cocktail simbolo per noi delle discoteche insieme ai vari “Invisibile” e “B52” è in realtà nato come drink simbolo delle prime serate LGBTQ+ romane fatte nei piccoli club.
