L’album più ‘leggero’ di Ligabue
Venti anni fa il musicista emiliano pubblicava “Fuori come va?”
“E’ un disco lungo, che dura quasi un’ora; in un momento in cui la gente ascolta in modo distratto è già fin troppo… Se ci sono legami del caso tra canzone e canzone, li troverà la gente.
Forse il titolo più esatto per questo disco sarebbe stato semplicemente ‘Ligabue’. Proprio perché non ci sono argomenti in comune tra le canzoni, sarebbe stato meglio così. Poi, alla fine, ho scelto una frase di “Tutti vogliono viaggiare in prima” che esprime un mio sentimento: sono due anni che non vedo il mio pubblico, e il mio modo di cercare un contatto è cantare davanti a loro. Per cui volevo chiedere che aria tira…”. Così Ligabue presentava il suo “Fuori come va?” che raggiungeva il mercato qualche giorno prima della fine di aprile di venti anni fa. Come da nostra abitudine ne celebriamo l’anniversario pubblicando la recensione che pubblicammo al tempo.
Poche pippe, dice il Liga. Per “Fuori come va?”, il suo sesto disco di studio, il rocker emiliano ha abbandonato fronzoli e seghe mentali. Si è lasciato andare per realizzare quello che ha definito il suo album più “leggero”.
Leggero perché è costato poca fatica, ed è più che gli altri un disco frutto di un lavoro di squadra. Senza scadere nei soliti stereotipi bohemienne – tipo: un’opera che non nasce dalla sofferenza vale di meno -, il nostro parere è che tutto questo si sente in “Fuori come va?”. Non si tratta di “musica leggera”, ma di rock; le 12 canzoni, però, scorrono, senza particolari alti e bassi. Spicca la produzione, davvero ottima: i suoni sono pressoché perfetti, degni di quelli di un rocker internazionale. Merito di Fabrizio Barbacci, che ha coprodotto l’album, e della fidata band: Mel Previte e Fede Poggipollini (chitarre), Robby Pellati (batteria e percussioni), Rigo Righetti (basso), Fabry Simoncioni (tastiere).
Poi ci sono le canzoni: si alternano la consueta dose di rock tirati (“Nato per me”), mid-tempo dalla melodia pop (“Il campo delle lucciole”) e ballate (“Ti sento”). Ligabue, nei testi, sembra meno “scottato” dal successo, come accadeva in alcuni episodi di “Miss Mondo”. I temi affrontati sono molteplici, senza un vero e proprio filo conduttore: dediche alla moglie (“Tutte le strade portano a te”), domande esistenziali centrate sul rapporto con Dio (“Tu che conosci il cielo”), speranza (“Voglio volere”) e amore (“Eri bellissima”). Anche se, forse, il tema più forte è quello di “In pieno rock ‘n’ roll” (uno dei due brani del disco che rende omaggio agli Who, l’altro è appunto “Chissà se in cielo passano gli Who”): Liga parla di se stesso come di un tossico di musica, in crisi di astinenza quando è lontano dalle scene.
Senza alti e bassi, si diceva. Già, perché il principale limite di “Fuori come va?” è che non dice nulla di nuovo. Le canzoni sono belle – che il Liga è un grande scrittore non lo scopriamo oggi -, ma sono esattamente quelle che ti aspetti. Arrangiate meglio che in passato, senza ombra di dubbio, e pronte per essere suonate dal vivo. Insomma, “Fuori come va?” è un disco che si fa ascoltare volentieri, ma che alla lunga potrebbe non lasciare grandi tracce. E’ ancora presto per dirlo, ma il pericolo è di inserire il “pilota automatico” e non rischiare più di tanto. E questo, leggerezza a parte, rischia di essere in prospettiva futura una grossa ipoteca.
