L’ASSURDO GOVERNO DEI DPCM NON È ANCORA FINITO

Mentre è in arrivo per il 16 gennaio il nuovo Dpcm con un’ulteriore stretta, già da lunedì 11 mezza Italia potrebbe essere in zona arancione. Riflettori puntati sui dati del monitoraggio settimanale dell’Iss che, combinati all’inasprimento dei paramentri per la definizione delle zone, metterebbero a rischio arancione ben nove regioni.Ecco le regioni a rischio arancione

Nonostante la risalita generalizzata della curva dei contagi nell’ultima settimana si assesti al 27%, in odore di arancione ci sarebbero, riporta il Corriere della Sera, Veneto, Liguria e Calabria “con Rt maggiore di 1 anche nel valore inferiore”, Basilicata, Lombardia e Puglia che “lo superano anche nel valore medio” ed Emilia Romagna e Marche che “lo sfiorano”. Appare migliorata, invece, la situazione di Toscana, Friuli Venezia Giulia e Campania, quasi certamente in fascia gialla come il Molise. A rischio zona arancione è il Lazio, con l’assessore alla Sanità Alessio D’Amato che, dato un Rt sotto 1 di pochiissimo, parla di “peggioramento della curva per cui occorre massimo rigore e cautela”.

Discorso simile anche per la Liguria. “Nel 34/mo report dell’Istituto superiore di sanità – ha dichiarato ieri il presidente Giovanni Toti in una diretta Facebook sull’emergenza coronavirus – l’indice Rt puntuale della Liguria è sceso a 0.95. Tecnicamente riteniamo che la Liguria sia in zona gialla, ma molto vicina all’arancione. Domani vedremo con il Ministero della Salute in quale colore di rischio covid sarà inserita la Liguria. I dati saranno interpretati a Roma in base ai parametri più restrittivi dell’ultimo Dpcm”.I dati che fanno paura e il lockdown “minimale”

A rendere l’ipotesi terza ondata sempre più concreta ci si mette anche l’incidenza di positivi, che con 196 su 100mila abitanti in 7 giorni, resta lontana dall’obiettivo di 50 per scongiurare il rischio. I valori più allarmanti sono in Veneto, con 503 casi, seguono Friuli Venezia Giulia (307), Emilia Romagna (297), e la provincia autonoma di Trento (256). Una situazione ancora critica, tanto che Walter Ricciardi, consulente del ministro Speranza, critica il compromesso pasticciato scelto dal governo e insiste per “un lockdown minimale di due mesi, parola che terrorizza i politici, ma che viene attuato in Germania e Gran Bretagna”.

Verso la stretta del nuovo Dpcm

Nel fine settimana si comincerà a mettere a punto il nuovo Dpcm da sfornare entro il 15, quando scade quello vecchio, per farlo entrare in vigore il giorno seguente. A prevalere sembrerebbe la linea dura che interpreta alla lettera le raccomandazioni degli scienziati allegate all’ultimo report dell’Iss: “Si rammenta la necessità di mantenere la drastica riduzione delle interazioni fisiche tra le persone. È fondamentale che la popolazione eviti tutte le occasioni di contatto con persone al di fuori del proprio nucleo abitativo che non siano strettamente necessarie e rimanga a casa il più possibile. Si ricorda che è obbligatorio adottare comportamenti individuali rigorosi e rispettare le misure igienico-sanitarie predisposte relative a distanziamento e uso corretto delle mascherine”. Inevitabile, dunque, un ulteriore giro di vite delle misure restrittive anti contagio. Prevista la proroga ad oltranza anche di alcuni divieti, compreso quello di spostamento tra le regioni almeno fino al 31 gennaio. Scontato il rinnovo del coprifuoco alle 22, così come la chiusura di palestre, cinema e teatri. Molto probabile anche che nelle zone gialle bar e ristoranti saranno ancora obbligati a chiudere alle 18.

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