LE REGIONI CONTRO IL GOVERNO CONTE

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Dopo il confronto con il governo che per tramite del ministro Francesco Boccia ha illustrato i contenuti del dpcm in preparazione in queste ore, la conferenza delle Regioni si è riunita per elaborare le proprie osservazioni. Che, se accolte, modificherebbero sostanzialmente alcune delle misure principali messe a punto da Conte e dai capi delegazione del governo.

La lettera inviata da Stefano Bonaccini in qualità di presidente del consesso dei governatori, chede di “prevedere l’orario di chiusura per i ristoranti alle 23, con il solo servizio al tavolo”, e per “i bar alle 20 ad eccezione degli esercizi che possono garantire il servizio al tavolo”, contrariamente all’idea del governo che prevederebbe una chiusura alle 18 di tutti i servizi di ristorazione. In aggiunta viene chiesto di eliminare l’obbligo di chiusura domenicale attualmente prevista dal testo.

I presidenti chiedono all’esecutivo di ripensare alla chiusura di piscine, palestre, centri sportivi, cinema e teatri “anche valutando i dati epidemiologici di riferimento”, mentre invocano una stretta sui centri commerciali, da chiudere nei fine settimana “con eccezione di alimentari e farmacie”.

Sul fronte della scuola, invece, i governatori premono affinché la didattica a distanza per le scuole superiori e le università, al momento prevista al 75%, venga innalzata al 100%.

Sul tracciamento, “al fine di rendere sostenibile il lavoro delle Asl in tempo di emergenza riducendo il carico di lavoro dovute alle difficoltà nel contact tracing” la richiesta è quella di destinare “i tamponi molecolari o antigenici solo ai sintomatici e ai contatti stretti quali familiari e conviventi”.

Infine la conferenza delle Regioni fa rilevare “la necessità di prevedere adeguate forme di ristoro per i settori e le attività economiche interessate” dal dpcm, prevedendo un impegno del governo da apporre nero su bianco al testo che verrà emanato.

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