L’economia è diventata un atto di fede

Alcune scelte di Mario Draghi hanno scatenato i (soliti) riflessi pavloviani, adesso c’è anche un appello contro “i liberisti” scelti per valutare il Pnrr

In tanti non si sono ancora ripresi dal congedo di Beppe Conte. Via da Palazzo Chigi, via dalla presidenza del Consiglio, superato dall’avversato Mario Draghi, notoriamente in quota Poteri Forti e tecnocrazia europea. Non potendo tuttavia attaccare direttamente il capo del governo che è sostenuto anche dai partiti che un tempo sostenevano Conte (il Conte 2 beninteso, quello più vicino alle istanze dello Stato pater familias), gli orfani politici di Conte se la prendono con i consulenti scelti dall’esecutivo Draghi.

Prima è venuto il turno di Serena Sileoni, vicedirettrice dell’Istituto Bruno Leoni, che è entrata nel gabinetto del governo, presieduto da Antonio Funiciello. Poi è arrivato il turno, nei giorni scorsi, di Carlo Stagnaro – direttore dell’Ibl – e Riccardo Puglisi, professore di Economia politica all’università di Pavia, scelti insieme ad altri esperti ed economisti per valutare l’impatto degli investimenti del Pnrr.

L’accusa, anche in questo caso, è quella di essere “liberisti”. “A coordinare e valutare la politica economica nella più grande stagione di investimenti pubblici è opportuno chiamare degli ultras liberisti?”, ha twittato il vicesegretario del Pd Peppe Provenzano. Per non farsi mancare niente, ieri è stato pubblicato su Domani un appello.

“Oltre alla omogeneità di genere e geografica (cinque uomini tutti operanti in Università e Istituti di ricerca del Nord) che comunque andrà valutata nella completezza del Nucleo tecnico, la cui composizione non è ancora nota, nella cinquina di nominativi, accanto ad alcune figure di riconosciuta competenza, vi è una preoccupante presenza di studiosi portatori di una visione economica estremista caratterizzata dalla fiducia incondizionata nella capacità dei mercati di risolvere autonomamente qualsiasi problema economico e sociale”, scrivono gli appellanti, tra i quali Emanuele Felice, ex responsabile Economia del Pd e Andrea Roventini, che da anni spera di fare il ministro dell’Economia per conto dei Cinque stelle: “Appare paradossaleche ci si prepari a gestire il più esteso piano di investimenti pubblici degli ultimi decenni con una squadra di consulenti che in alcuni casi non paiono possedere i previsti requisiti di comprovata specializzazione e professionalità, con riferimento ai temi su cui saranno chiamati a lavorare. Inoltre, alcuni fra i nominati sono noti per il sostegno aprioristico ad una teoria che afferma l’inutilità, se non la dannosità, dell’intervento pubblico in economia”.

In Parlamento invece Lorenzo Fioramonti, ex ministro dell’Istruzione e dell’Università, oggi parlamentare di Facciamo ECO, ha chiesto a Draghi di “rivedere la composizione della task force” che dovrà valutare il Pnrr, “perché sono stati scelti economisti che non credono nell’intervento dello Stato nell’economia e questo noi non possiamo accettarlo”. Dunque, l’economia non è materia che possa affrontata razionalmente, ma una sorta di fede. “Questa visione fideistica dell’economia come disciplina è un insulto metodologico”, commenta l’economista Alberto Bisin: “Economisti che lavorano con gli strumenti della disciplina: di questo la politica economica ha bisogno”.

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