L’Italia verso il divieto della carne di cavallo

Di Giacomo Scheletro
Equidi e Futuro: L’Italia verso il Divieto della Carne di Cavallo
Roma, Febbraio 2026 – Una rivoluzione culturale e legislativa sta per varcare la soglia di Palazzo Madama. Il nuovo Disegno di Legge bipartisan (che unisce le firme di Susanna Cherchi, Luana Zanella e Michela Brambilla) non si limita a vietare un alimento, ma punta a riscrivere il codice etico del nostro rapporto con gli equidi.
Se approvato, cavalli, pony, asini e muli diventeranno ufficialmente animali d’affezione, protetti dalle stesse tutele legali di cui godono cani e gatti. Ma cosa significa davvero per chi con questi animali ci lavora?
La “Stretta” Legislativa: Anagrafe e Sanzioni;
Il provvedimento è tra i più severi mai proposti in Europa. Entro due mesi dall’approvazione, ogni equino dovrà essere iscritto a un registro nazionale con la dicitura “Non Dpa” (Non destinato alla produzione alimentare). Chi ignorerà l’obbligo del microchip rischia sanzioni fino a 50.000 euro. Per chi invece continuerà ad alimentare la filiera della macellazione, si apriranno le porte del carcere: da 3 mesi a 3 anni, con multe che toccano i 100.000 euro.
La Sfida della Riconversione: Da Carne a Servizi.
Il punto più delicato riguarda gli allevatori. Come si trasforma una stalla di produzione in un’attività “affettiva”? Il DDL prevede un Fondo di Riconversione da 6 milioni di euro annui fino al 2027. Ecco i tre pilastri su cui si poggia il piano di trasformazione:
1. Il Cavallo come “Terapista” (IAA)
Uno degli sbocchi principali è la Pet-Therapy (Interventi Assistiti con gli Animali). Gli allevamenti potrebbero diventare centri accreditati dove i cavalli aiutano persone con disabilità o disturbi psicologici.
2. L’Ippoturismo e i Santuari
La proposta incentiva la creazione di Santuari per animali a fine carriera (ex cavalli da corsa o delle forze armate) e lo sviluppo del turismo lento. L’allevatore diventa una guida ambientale, offrendo escursioni in zone rurali che altrimenti rischierebbero lo spopolamento.
3. Supporto ai “Pensionati”
Il fondo servirà anche a sostenere le spese veterinarie e alimentari dei capi in esubero che, non potendo più essere venduti come carne, verranno affidati a enti no-profit o privati sotto stretto monitoraggio del Ministero della Salute.
Tradizione contro Evoluzione
Nonostante il calo drastico delle macellazioni (scese a soli 2.012 capi nel 2025 rispetto ai 30.000 di un decennio fa), la resistenza è forte nelle roccaforti della tradizione:
Puglia: Detiene il primato nazionale (34% dei consumi).
Emilia-Romagna e Veneto: Seguono con tradizioni gastronomiche radicate.
Le associazioni di categoria sollevano dubbi sulla sostenibilità economica a lungo termine: mantenere un cavallo per 30 anni ha un costo che gli incentivi statali potrebbero coprire solo in parte.
Il Verdetto del Senato:
“È un atto di civiltà necessario”, sostengono i promotori. “È un attacco alla libertà d’impresa”, replicano i critici. Il dibattito in commissione Ambiente è solo l’inizio di quello che si preannuncia come uno dei confronti più accesi dell’anno.
