Lo Stato Sociale: “Cantiamo per rimanere giovani per sempre” 

“Turisti della democrazia” compie 10 anni ed esce in una nuova preziosa edizione.

I regaz, fra passato e presente. Nel decimo anniversario dall’uscita di “Turisti della democrazia”,Lo Stato Sociale festeggia con una ristampa in edizione limitata e autografata del mitico album d’esordio, un pezzo raro in doppio vinile colorato con una serie di novità nella tracklist, impreziosito dalle illustrazioni originali. La nuova edizione, infatti, comprende per la prima volta su vinile tutti i brani dell’ep “Amore ai tempi dell’Ikea”, oltre alle bonus track presenti nell’edizione deluxe del 2013 di “Turisti della democrazia”. Ulteriori novità si trovano sul lato D, che ospita una selezione di esecuzioni live e alcune chicche come la cover di “Summer On A Solitary Beach” di Franco Battiato. Alberto Cazzola, Francesco “Checco” Draicchio, Lodo Guenzi, Alberto “Bebo” Guidetti, Enrico “Carota” Roberto, con “Turisti della democrazia”, iniziarono un incredibile viaggio e, senza saperlo, scrissero una pagina centrale della musica indipendente italiana e non solo.

“Il disco è come un primo figlio, gli si vuole sempre bene – racconta Albi Cazzola – è un album ricco di sarcasmo, un approccio alla musica che ci ha sempre contraddistinto. Nasce socialmente e culturalmente all’interno del berlusconismo e infatti il titolo si ispira a una famosa ‘performance’ di Berlusconi. Anche qui sono ironico, ovviamente (ride, ndr). Ma in realtà c’era di più e il titolo nel tempo è diventato perfetto per raccontare quel periodo della nostra vita: noi eravamo davvero turisti del Paese, portavamo in giro diverse canzoni che avevano preso vita ben prima della nascita del disco. Suonavamo in luoghi casuali e dimessi, proprio come lo eravamo noi. Abbiamo fondato la band, per divertirci, nel 2009. Poi entrando in contatto con Garrincha, più avanti, è sorta la necessità di raccogliere le canzoni che stavamo cantando in giro per l’Italia, in un progetto definito”. E questo ha creato ancora di più un effetto detonazione. “Serviva un punto – continua Albi – non un punto di arrivo, ma di partenza. La conseguenza fu la moltiplicazione dei concerti. Rimanemmo spiazzati: non ci aspettavamo che il disco desse vita a questa grande avventura, piena di entusiasmo. E il titolo divenne così ancora più profetico. Per noi, sicuramente, è una pietra miliare, perché ha cambiato per sempre la nostra vita”. 

Anche le canzoni del disco sono figlie di quel periodo. “Sono brani dalla forte incoscienza – sorride Albi- li abbiamo scritti per portarli in giro e avere una scusa per condividere qualche cosa di speciale. Eppure, a risentirli adesso hanno ancora una forte componente di attualità, questa in realtà è una considerazione amara perché noi ironizzavamo su un mondo che non ci piaceva. Ma poco o nulla sembra cambiato. E sono convinto anche di un altro aspetto: se oggi pubblicassimo pezzi come ‘Sono così indie’ o ‘Ladro di cuori col bruco’, che venivano già criticati allora, saremmo travolti da una shitstorm. Questo perché oggi si fa fatica a discernere la battuta dal personaggio, succede nella musica come nella comicità. Non si capisce quando si interpreta qualche cosa, ma in realtà non lo si pensa. È come se tutti odiassero Edward Norton per il suo ruolo in American History X”.

Sono diverse le tracce che ancora oggi scandagliano il presente. “‘Abbiamo vinto la guerra’ era frutto dei nostri tempi passati, dentro c’erano persone vive, persone morte, inevitabilmente noi siamo cambiati, ma i contenuti rimangono – ammette Albi – ‘Cromosomi’, il pezzo con cui storicamente chiudiamo i live, è sull’anticapitalismo. Ai tempi venimmo attaccati perché per molti era ‘puccioso’. Noi abbiamo sempre rifiutato il ruolo da duri e puri: il capitalismo si combatte da dentro, il mondo va vissuto, non guardato da distante. ‘Cromosomi’ è una canzone contro certe strutture, che ancora oggi si combattono con la consapevolezza e l’aggregazione”.

Che cosa resta dello Stato Sociale di dieci anni fa e che cosa è cambiato? “L’amicizia che ci lega è indissolubile – conclude l’artista – è quella che ci ha permesso di andare avanti anche nei momenti più difficili. È chiaro che non c’è più l’incoscienza degli inizi, ma è normale perché abbiamo fatto tante esperienze. Però è anche vero che non siamo certo diventati grandi musicisti (ride, ndr) quindi alcuni elementi dell’approccio degli esordi sono rimasti. La verità è che noi abbiamo scelto di fare musica perché volevamo restare giovani per sempre”.

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