Luca Carboni: “Via chitarre e pianoforte, solo elettronica”
L’ultimo album pubblicato dal cantautore bolognese nel 2018 ci trasportò in orbita
271113_Comune sala stampa: conferenza stampa Luca Carboni con assessore Albero Ronchi presentazione concerto paladozza 20 dicembre Foto Nucci_Benvenuti - 271113_luca_carboni - fotografo: benvenuti
“Via le chitarre. Via il pianoforte. Solo elettronica. Volevo un disco che suonasse contemporaneo e allo stesso tempo seguisse un percorso che parte dalla new wave anni 80.” Con queste parole Luca Carboni presentò alla stampa, nel giugno 2018, “Sputnik”. Quello rimane l’ultimo album pubblicato dal cantautore bolognese che oggi compie 60 anni. Augurandoci al più presto di poter ascoltare sue nuove canzoni e augurandogli buon compleanno facciamo un salto all’indietro nel tempo e riprendiamo in mano la recensione di “Sputnik” da noi pubblicata allora che potete leggere dalle righe più sotto.
Luca Carboni è diventato improvvisamente un artista cult. Soprattutto per la generazione degli anni ’90, che negli ultimi due o tre anni ha riscoperto i suoi classici e gli ha dato una nuova vita. Il merito è anche – e forse soprattutto – della nuova scena cantautorale italiana, quella del giro dell’indie pop per intenderci: i vari Tommaso Paradiso, Calcutta e Gazzelle, tra i più ascoltati dai ventenni di oggi, citano tutti Luca Carboni tra le loro principali influenze e riconoscono di avere un grande debito artistico nei confronti del cantautore bolognese (e infatti lo invitano come super ospite dei loro concerti e inseriscono le sue canzoni nelle chiacchieratissime playlist dei Capodanni bolognesi). Carboni ricambia ora l’affetto coinvolgendo alcuni esponenti della generazione itpop nel suo nuovo album, “Sputnik”.
L’operazione è interessante: la scrittura di Luca Carboni, un simbolo del cantautorato italiano anni ’80 e ’90, incontra quella della leva cantautorale degli anni zerodieci. A pensarci bene hanno in comune più di una cosa: la disposizione alla riflessione, la tenerezza, le difficoltà della crescita, il malessere, il senso di smarrimento (canzoni come “Sarà un uomo” e “Farfallina” potrebbero essere state scritte tranquillamente da un Calcutta o un Gazzelle; e viceversa, pezzi come “Pesto” e “Sold out” non sfigurerebbero nel repertorio di Carboni).
