Meloni, no ad Ursula ma l’Italia avrà un ruolo

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Hungary's Prime Minister Viktor Orban, right, speaks with Italy's Prime Minister Giorgia Meloni prior to a group photo at an EU summit in Brussels, Thursday, June 27, 2024. European Union leaders are expected on Thursday to discuss the next EU top jobs, as well as the situation in the Middle East and Ukraine, security and defence and EU competitiveness. (AP Photo/Geert Vanden Wijngaert)

Giovedì gli europarlamentari di Fratelli d’Italia, il partito della presidente del Consiglio Giorgia Meloni, hanno votato contro la conferma di Ursula von der Leyen alla presidenza della Commissione Europea. È una questione di cui si discuteva da tempo, anche a causa dell’avvicinamento che c’era stato negli ultimi mesi tra von der Leyen e Meloni e del tentativo della stessa Meloni di presentarsi come una leader affidabile e moderata, con lo scopo di ottenere incarichi rilevanti nell’Unione Europea per i propri colleghi di partito.

Non ci è riuscita, perché votando contro von der Leyen Fratelli d’Italia si è simbolicamente messo dalla parte dei partiti e dei leader più euroscettici che non vengono presi mai in considerazione nei principali negoziati al Parlamento e nelle altre istituzioni. Ne beneficeranno soprattutto i Verdi (europei), i cui voti a favore di von der Leyen sono invece risultati con tutta probabilità determinanti per la sua riconferma.

Fratelli d’Italia aveva ottenuto un ottimo risultato alle elezioni europee dello scorso 9 giugno, come ci si aspettava: era stato il primo partito in Italia con circa il 29 per cento dei voti ed era riuscito a far eleggere 24 europarlamentari, il quadruplo dei sei eletti cinque anni prima. Meloni era anche stata l’unica leader dei principali paesi europei a uscire rafforzata dal voto: in Germania i Socialisti del cancelliere Olaf Scholz avevano ottenuto un risultato estremamente deludente, e in Francia il presidente Emmanuel Macron era andato così male da decidere di sciogliere il parlamento e convocare nuove elezioni legislative. Oltre che a livello internazionale, Meloni aveva rafforzato la sua posizione anche all’interno della coalizione di governo, risultando di gran lunga il partito più votato.

Forte di questo posizionamento, e in generale del buon risultato ottenuto dai partiti di destra ed estrema destra alle elezioni, dopo il voto Meloni aveva partecipato alle negoziazioni tra i leader degli stati membri sperando di riuscire a ottenere una posizione prestigiosa per un esponente del suo gruppo, i Conservatori e Riformisti Europei (ECR, di cui Fratelli d’Italia è il principale partito). Sembrava insomma che Fratelli d’Italia dovesse essere molto influente nelle negoziazioni, ma non è stato così.

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