MIGRANTI NAUFRAGIO A LARGO LIBIA

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“È stato come navigare fra i cadaveri”. La testimonianza diretta di Alessandro Porro racconta l’ennesima tragedia del mare, sulla rotta delle migrazioni dal Nord Africa: con la Ocean Viking non è arrivato in tempo per salvare 130 persone annegate al largo della Libia, dopo due giorni su un gommone in balia dal Mediterraneo in burrasca, a lanciare invano richieste d’aiuto.

Ignorate, secondo la denuncia di Sea-Watch International e altre ong, dalle autorità europee e da Frontex, che “hanno negato il soccorso”. “Gli Stati si sono rifiutati di salvare i naufraghi”, accusa anche l’Organizzazione internazionale delle migrazioni dell’Onu.

Il dramma porta l’Ue a chiedere più poteri, e in Italia diventa polemica di politica internaquando Matteo Salvini twitta che le nuove vittime sono “sulla coscienza dei buonisti che, di fatto, invitano e agevolano scafisti e trafficanti a mettere in mare barchini e barconi stravecchi, anche con pessime condizioni meteo”. Si crea così un nuovo fronte fra il leader leghista e gli alleati di governo. “Vergognose speculazioni”, è la replica a più voci del Pd, mentre Leu annuncia “un’interrogazione urgente al Governo perché le responsabilità italiane siano chiarite”.

Il penoso bollettino arriva nelle ore in cui la responsabile dell’Interno Luciana Lamorgese e la ministra degli Esteri della Libia Najla Al Mangoush discutevano al Viminale del contrasto alle organizzazioni criminali che gestiscono il traffico di esseri umani. Una delle cause di questa ennesima strage. Che però “non è stato un incidente”, secondo Alarm Phone, il contatto d’emergenza in supporto alle operazioni di salvataggio, che per primo ha lanciato l’allarme: “Potevano essere salvati ma tutte le autorità consapevolmente li hanno lasciati morire in mare“.

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