Prima era il Santamonica, poi è diventato Misano World Circuit e da 11 anni è intitolato a Marco Simoncelli: un gioiello incastonato nella Terra dei Motori, con curve – Tramonto, Rio, Quercia, Carro – come strofe d’una poesia a (quasi) trecento all’ora. Sorto su una vecchia pista d’atterraggio della prima guerra mondiale, fortissimamente voluto da Enzo Ferrari(le amministrazioni dell’epoca volevano costruirci un inceneritore), progettato dall’ingegnere modenese Umberto Cavazzuti agli inizi degli Anni 70. Prime gare ufficiali il 6 agosto 1972, una serie di trofei automobilistici con vittorie firmate da piloti come Arturo Merzario, Vittorio Brambilla e Giancarlo Martini. Una settimana più tardi, le moto: vinsero Giacomo Agostini nelle 350, Renzo Pasolini nelle 250, Otello Buscherini nelle 125 e Guido Mandracci nelle 750. Riviera romagnola, provincia di Rimini, proprio accanto a Riccione e a 14 chilometri e 200 metri esatti (più o meno tre giri di pista) dalla Tavullia di Valentino Rossi: nel cortile di casa del Doc. Ci si arriva lungo una strada dedicata a un altro campione scomparso tragicamente, il giapponese Daijiro Kato. Mezzo secolo fa avrebbe dovuto anche ospitare la risposta italiana a Woodstock, un grande concerto musicale organizzato dall’impresario David Zard, ma all’ultimo non se ne fece nulla.

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