Neil Young, un album (estivo) per Natale 

Un disco nuovo (quasi) a sopresa, dopo “Barn” pubblicato appena due settimane fa

 Neil Young è inarrestabile: a sorpresa il giorno di Natale ha pubblicato a sorpresa, o quasi, un nuovo album. Che non c’entra niente con il Natale, anzi: si intitola “Summer songs” ed è stato registrato in solitaria nel 1987. Tutto questo ad appena due settimana dall’uscita di “Barn”, nuovo lavoro di studio inciso con i Crazy Horse.

“Summer songs” per ora è disponibile solo agli abbonati ai “Neil Young Archives”, la piattaforma streaming del cantatutore canadese: lo aveva annunciato un mese fa in un post su Neil Young Archives, senza però dare una data di pubblicazione e neanche una sortte precisa alle 8 canzoni che lo compongono, registrate in solitaria nel 1987:

“Non siamo ancora sicuri delle date originali esatte di queste registrazioni. A tutte è stata data la stessa data delle registrazioni del ‘NYA Vault’, ma hanno tutte un suono unico molto simile. (…) Ogni canzone della raccolta è stata incisa con chitarra acustica o pianoforte, con l’aggiunta semplici abbellimenti – schizzi di arrangiamenti che abbiamo fatto per preservare le idee iniziali. Queste canzoni originali sono state poi pubblicate per la prima volta nelle loro versioni master finali negli album Freedom, American Dream, Psychedelic Pill e Harvest Moon. 

Solo qualche mese fa era uscito un altro album “perduto” “Homegrown”, mentre è atteso il terzo volume degli “Young archives”, in cui “Summer songs” verrà incluso

I 10 dicembre il cantautore ha pubblicato “Barn”, il nuovo album registrato dall’artista con i Crazy Horse nella nuova formazione con Nils Lofgren, seguito di “Colorado” del 2019: ne abbiamo scritto così

Ci sono sostanzialmente due modi per prendere Neil Young. Da un lato, considerarlo una sorta di vecchio brontolone, un Don Chisciotte che, in mezzo a dischi dal valore alterno, combatte battaglie improbabili: i suoi mulini a vento sono la lotta contro gli mp3 per la qualità del suono (ricordate il Pono?), le grandi corporation (la Monsanto su tutte), e così via. Dall’altro, lasciarsi disarmare da un grande vecchio del rock, che a 76 anni fa musica ancora a modo suo, senza filtri, e ogni tanto fa ancora grandi pezzi. Se riuscite a prenderlo in questa seconda maniera, “Barn” è un disco commovente.
(…) Un disco con alti e bassi, disarmante nella sua semplicità, con un capolavoro: “Welcome back” una piccola “Cortez the killer”, ma meno rabbiosa, più delicata e malinconica: 

(Rockol.it)

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