No Exit, ritrovarsi in trappola con il nemico
Dal 25/2 su Star (Disney+) thriller corale con Liu e Ramirez
Una casetta ‘rifugio’ in una sosta autostradale, nel mezzo del nulla, per un gruppo di persone, apparentemente, con poco in comune, sorprese da una bufera di neve.
E’ l’ambientazione trasformata in un luogo di rivelazioni, brutalità, tentativi di salvarsi e scelte disperate in No Exit, il thriller corale con elementi horror di Damien Power basato sull’omonimo romanzo di Taylor Adams, al debutto dal 25 febbraio su Star all’interno di Disney+.
Nell’ottimo cast, guidato da Havana Rose Liu anche Danny Ramirez, David Rysdahl, Mila Harris, Dennis Haysbert e Dale Dickey. A produrre è Scott Frank, reduce dal successo della miniserie La Regina degli Scacchi. Nel ruolo dell’aspirante salvatrice per caso, c’è Darby (Liu), ventenne scappata da un centro di riabilitazione per tossicodipendenti e intenzionata ad andare dalla madre, ricoverata d’urgenza in un’altra città. “E’ una ragazza piena di risorse, affascinante ma anche inquieta e molto vulnerabile – spiega nell’incontro in streaming con la stampa internazionale Havana Rose Liu, classe 1997, qui al suo primo ruolo da protagonista, dopo le parti, fra gli altri in film come Il cielo è ovunque e la miniserie di Netflix La direttrice con Sandra Oh -. Non avrei potuto sognare un personaggio più interessante, complesso e sfaccettato”. A causa della tempesta di neve che ha bloccato le strade, Darby è costretta a fermarsi in un’area di sosta, dove in un ‘rifugio’ attrezzato, trova una coppia di mezz’età, Ed (Haysbert), ex militare e Sandi (Dickey), infermiera, oltre a due ragazzi: Lars (Rysdahl) perso ad ascoltare musica, e Ash (Ramirez), addormentato. L’attesa della fine della nevicata, diventa all’improvviso un conto alla rovescia letale, quando Darby, per caso trova nel parcheggio Jay (Harris) una bambina rapita e tenuta prigioniera in un furgoncino. “Non raccontiamo persone in un percorso di crescita e cambiamento, ma il modo nel quale si rivelano realmente quando sono sottoposte a una forte pressione – spiega il regista -. Nella ricerca che Darby fa dei rapitori, la sua domanda ‘tu chi sei realmente?’ risuona per tutto il film e finisce per coinvolgere anche il pubblico”. (ANSA).
