PALAZZO CHIGI UNICA STRADA LE ELEZIONI

La situazione è di quelle indecifrabili. I meteorologi direbbero molto nuvoloso con rovesci e temporali. I rovesci nel pomeriggio, dopo le schiarite sul Recovery venivano dalle ministre di Italia Viva, che lamentavano ancora di non aver nemmeno potuto visionare il testo poi giunto a tarda sera, che sarà al vaglio del Consiglio dei ministri convocato per le 21.30 di oggi. Sempre in serata ecco un altro ‘rovescio’ a firma del capo stavolta che, su Twitter, tiene a ricordare che la partita è ancora lunga. Il piano pandemico nazionale, lamenta Matteo Renzi, a causa delle «poche risorse» ha dovuto scegliere chi curare. «Ho un’idea più semplice – rilancia l’ex premier -. Prendiamo il Mes. Ci vuole tanto a capirlo?».

È il segnale che il percorso della crisi-non-crisi si ingarbuglia di nuovo. Al Quirinale che si era prodigato lo scorso fine settimana per mettere in sicurezza almeno il Recovery il clima è di nuovo preoccupato. Ottenuta una tregua dai due contendenti sul percorso di approvazione dei 209 miliardi europei dai radar nessuna comunicazione arriva sul prosieguo della navigazione. Il timore di Sergio Mattarella, ora, è quello di una crisi al buio, a seguito delle dimissioni ormai scontate delle due ministre di Italia Viva, senza che da Giuseppe Conte arrivi – per ora – alcuna rassicurazione di voler intraprendere un nuovo percorso con chi nel frattempo gli ha staccato la spina. Men che meno Renzi scopre le sue carte.

Il contrario di una crisi pilotata insomma, o – se si vuole – l’opposto di quanto auspicato dal capo dello Stato nel messaggio di fine anno, mettere da parte «vantaggi di parte». I «costruttori», per ora, oltre il Recovery non sono disposti ad andare. Ieri, fra l’altro, era il compleanno di Renzi. «Noi vogliamo portare a casa un risultato politico e non le poltrone…», ha spiegato a chi gli faceva gli auguri. Tuttavia non esistono in politica intese che non si traducano, alla fine, anche in un accordo sugli incarichi. E dunque seguitare a parlare di poltrone, fra accuse e smentite, è come un voler seminare continue mine sul terreno che stanno arando i mediatori. Renzi – si è saputo – ha scelto lo ‘stratega’ dei dem Goffredo Bettini per far arrivare a Conte 30 punti programmatici. Un percorso in salita quand’anche ci fosse la volontà comune di venirne a capo, che in queste ore proprio non si vede. Il Piano di rilancio, indubbiamente, rappresenta la partita più corposa. Ma i renziani ci tenevano a far sapere di non aver avuto «al momento» alcuna risposta da Conte «su nessuno dei nodi politici, dal Mes alla giustizia ai servizi segreti», Insomma, non c’è l’intesa e al momento nemmeno dialogo vero.​Delusione al Colle per gli appelli disattesi 

Il precipitare della situazione lo si coglie dalle parole dei leader, fin qui abbottonati, per lasciare spazio ai mediatori al lavoro. Ma ecco, ora, Nicola Zingaretti: «La crisi? Un grave errore politico. I motivi non li capisco, come gli italiani. Attenti a non rotolare verso le elezioni», avverte il segretario del Pd. «Inspiegabile una crisi di governo nel mezzo di una pandemia», anche per Luigi Di Maio. Il quale esclude scenari da larghe intese («Non con noi», avverte) e denuncia l’evocazione di Mario Draghi come «corpo contundente contro Conte». Al quale assicura la piena «lealtà» del M5s: «Ha ottenuto lui i 209 miliardi. Adesso che bisogna spenderli lo si vuole fare fuori…».

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