PARALIMPIADI: DALLE MEDAGLIE ALLE POLEMICHE

Sessantanove medaglie, quattordici d’oro, nono posto nella graduatoria finale delle Paralimpiadi di Tokyo. Un’edizione record, che però trascina dietro di sé una scia di polemiche. A far discutere da giorni i premi in denaro agli atleti (75 mila euro per gli ori, 40 mila per gli argenti, 25 mila per i bronzi) e la disparità con quelli riservati ai colleghi normodotati (rispettivamente 180 mila, 90 mila, 60 mila). “Non arrivano nemmeno alla metà, una sperequazione incomprensibile. Siamo costernate – ha dichiarato il primo settembre Assist, Associazione Nazionale Atlete, organismo che si propone di tutelare e rappresentare i diritti collettivi delle atlete di tutte le discipline sportive a livello agonistico, oltre che di operatori e operatrici del settore – Pur credendo nella buona fede di tutti, riteniamo sia doveroso che lo Stato, attraverso la sottosegretaria Vezzali, trovi subito i fondi necessari per rimediare a questa discriminazione”. E non ha usato mezzi termini la presidente e fondatrice Luisa Rizzitelli: “Gli atleti paralimpici non sono un mondo a parte, campioni e campionesse di serie B, talenti il cui sudore e fatica valgono meno. Anzi, semmai di più. Non conta ora sapere per quale mancanza di sensibilità o attenzione ci troviamo a dover denunciare questa situazione. Chiediamo che i premi vengano subito equiparati, non solo per i valori dello sport, ma per un doveroso rispetto ai princìpi cardine della nostra Costituzione”.

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