Parla Francesco Totti: “Io, la bocciatura in terza media, Ilary Blasi, i figli… e l’unica paura che ho”
L’ex capitano della Roma si confida a cuore aperto in una lunga intervista. In cui parla anche del padre appena scomparso. E di chi gli ha davvero cambiato la vita
Francesco Totti ha da poco detto addio al padre Enzo. Quel papà che è stato uno dei suoi più grandi sostenitori. A modo suo, naturalmente. Come rivela lo stesso ex capitano della Roma in una lunga intervista. In cui parla anche di quando era bambino, della bocciatura in terza media e, naturalmente, dell’amore per Ilary Blasi e per i loro figli. Senza dimenticare l’unica cosa della quale ha veramente paura… –
Francesco Totti si confida a cuore aperto:”Ho imparato tardi a ridere di me stesso”, dice a Vanity Fair. “Ero permaloso. E non conoscevo né l’ironia né l’autoironia. Recriminavo su tutto. Poi ho avuto un incontro che mi ha cambiato la prospettiva delle cose. Qualcuno mi ha suggerito che l’ironia che mi avrebbe reso l’esistenza più leggera e poteva essere un’alleata in più: Maurizio Costanzo e Maria De Filippi. Due persone che non mi tradirebbero mai. Furono bravi a farmi capire che da un atteggiamento diverso nei confronti della pressione avrei potuto trarre solo giovamento. Gli diedi retta e non dico che da quel giorno mi sia cambiata la vita, ma quasi. Sono completamente diverso da ieri, sto meglio, ho meno rabbia in corpo. Ero uno che tendeva a somatizzare e poi all’improvviso faceva scoppiare la bomba. Lo so, è un difetto, ma io di difetti ne ho tanti”.
Mi hanno bocciato in terza media e non ero un granché”, continua Francesco Totti nell’intervista a Vanity Fair. “ma in quell’occasione, le dico la verità, mi hanno fregato. A maggio era prevista una gita scolastica: io e tre miei compagni venimmo convocati per uno stage calcistico in Sardegna e rinunciammo al viaggio con la classe facendo saltare il numero legale per organizzarla. I professori prima protestarono: ‘pensano più al calcio che alla scuola’, poi convocarono le famiglie e infine se la legarono al dito. Mi dissero: ‘Sappiamo che il calcio ti porta via tanto tempo e così ti chiediamo di preparare qualche argomento a scelta’. Studiai tantissimo e la mattina dell’esame mi ritrovai davanti alla trappola. Cambiarono le domande chiedendomi cose sulle quali non mi ero minimamente tutelato. Avevo studiato Napoleone e mi interrogarono su Garibaldi e su Cavour. Provai a mettere insieme qualche mezza risposta, ma non feci una gran figura. Risultato: respinto. Io come i tre compagni che erano partiti con me”. La paura? Quella di morire ma prima o poi tocca a tutti!
