Pussy Riot: “I Måneskin hanno fatto bene a dare addosso a Putin”

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Le dissidenti russe saranno in concerto in Italia

Arrivano in Italia le Pussy Riot, il collettivo di protesta femminista nato a Mosca, da sempre in aperto contrasto con il presidente russo Vladimir Putin e più volte finito nei guai a causa delle sue uscite. Il gruppo sarà in concerto – ma più che di concerto, bisognerebbe parlare di una vera e propria performance artistica che mischia musica dal vivo, teatro e video – l’11 settembre prossimo, a Milano: a ospitare l’evento sarà il TAM Teatro Arcimboldi.

In occasione del live hanno concesso un’intervista al Corriere della Sera. La performance è costruita attorno al libro omonimo di Maria Alyokhina (Masha), portavoce del gruppo, arrestata più volte e recentemente fuggita dalla Russia travestendosi da rider. “Il punk per noi non è un genere musicale, è uno stile di vita – dice Masha al Corriere della Sera – e l’elemento principale che lo caratterizza è fare domande scomode a chi detiene un potere illegale in Russia, senza avere paura di farle. Il punk è anche una questione femminista e di diritti Lgbtq+ che dà la possibilità di andare oltre quel che è considerato la norma”. Immancabile la domanda sul “fuck Putin” lanciato più volte dal palco dai Måneskin: “È davvero bello sapere che l’abbiano fatto, qualcuno penserà che sia una cosa non artistica, invece è molto importante. Non esiste arte che non sia politica, l’arte è sempre legata a quel che viviamo”.

Negli scorsi mesi Maria Alyokhina è stata nuovamente condannata a un anno in prigione e agli arresti domiciliari solo per post sui social media a sostegno del leader dell’opposizione russa Alexey Navalny, che è stato avvelenato e poi imprigionato dal regime di Putin. Lo scorso aprile, quando Putin ha iniziato a reprimere più duramente qualsiasi critica all’invasione dell’Ucraina, le autorità hanno annunciato che gli arresti domiciliari di Alyokhina sarebbero stati trasformati in una colonia penale di 21 giorni. Così la Pussy Riot ha deciso che era ora di lasciare la Russia, almeno temporaneamente. E ci è riuscita travestendosi da addetta alla consegna del cibo per sfuggire alla polizia di Mosca, che sorvegliava l’appartamento dell’amica dove si trovava. La donna ha lasciato in casa il suo cellulare per evitare di essere rintracciata. Aiutata da amici, è riuscita poi dopo alcuni giorni ad arrivare in Lituania e poi a Berlino dove è andata in scena al Funkhaus.

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