RECOVERY, FRANCO: IL PIANO ALL’UE ENTRO QUESTA SETTIMANA
FRANKFURT AM MAIN, GERMANY - SEPTEMBER 12: Mario Draghi, President of the European Central Bank, prepares to answer a reporter's question following a meeting of the ECB governing board on September 12, 2019 in Frankfurt am Main, Germany. Draghi announced the board had agreed to drop the ECB's key rate by 10 basis points in an effort to stimulate Eurozone economies. (Photo by Sean Gallup/Getty Images)
Ottenuto il via libera delle Camere, l’Italia invierà il Pnrr alla Commissione Ue “entro la fine di questa settimana”. Lo ha assicurato il ministro dell’Economia, Daniele Franco, in un messaggio comune sui rispettivi piani con il ministro dell’Economia e delle Finanze francese, Bruno Le Maire, il ministro delle Finanze tedesco, Olaf Scholz, e la ministra dell’Economia e dell’Impresa spagnola, Nadia Calvino.
“Solo se chiudiamo i divari di genere, generazionali e regionali, possiamo raggiungere una crescita robusta e sostenibile nel medio termine”.
Lo ha sottolineato il ministro dell’Economia, Daniele Franco spiegando che “l’inclusione è un obiettivo generale” di tutte le missioni del Piano. “Si declina lungo tre dimensioni principali: parità di genere, inclusione giovanile e riduzione delle disparità regionali”. In particolare al Sud è destinato il 40% delle risorse, per “colmare un divario ancora troppo ampio con il Nord”.
Il via libera del Parlamento italiano al Recovery Plan targato Mario Draghi arriva senza patemi per il governo.
Il piano da 248 miliardi prevede 82 miliardi per la crescita del Sud. Un miliardo per alloggi studenteschi e mezzo miliardo per borse di studio. Oltre 18 miliardi per il superbonus (anche su alberghi e con condono in corso) e ‘importanti semplificazioni’ per l’ecobonus. Da maggio la mappatura per avere entro il 2026 la banda larga ovunque. Entro il 31 luglio legge delega per la riforma del sistema fiscale. Presentazione congiunta per Germania e Francia dei piani e domani (mercoledì 28 aprile, ndr) alla Commissione Ue arrivano anche i progetti di Italia e Spagna.
Alla Camera via libera al decreto Covid (309 sì, 20 no, 3 astenuti) che passa a Palazzo Madama. Il governo, davanti all’ostruzionismo di Fdi, ha posto la fiducia a Montecitorio sul decreto per il differimento delle consultazioni elettorali nel 2021 a causa dell’emergenza Covid.
“Oggi è un giorno positivo per l’Italia”, è la chiosa del capo del governo. Entusiasmo e “gusto del futuro”, insomma, per una sfida epocale che Draghi ha voluto chiudere il prima possibile. “Il 30 aprile non è una data mediatica. Se consegnavamo il piano il 10 maggio i soldi arrivavano a giugno, o peggio, dopo l’estate”, sottolinea. Ed è dal giorno dopo l’invio del Pnrr a Bruxelles che, per il governo, comincerà la parte più difficile, a cominciare dalla partita delle riforme. “Senza di loro dispero di spendere bene questi soldi”, spiega il presidente del Consiglio richiamando i partiti a lavorare insieme: “c’è accordo se c’è volontà di successo”. Nelle due repliche, a Montecitorio e a Palazzo Madama, Draghi cerca di togliere ogni dubbio sulla sua figura di uomo solo al comando. “Non ho mai detto a Ursula von Der Leyen “garantisco io”, non è il mio stile”, sottolinea. Il tempo a disposizione per esaminare il Pnrr è stato minimo, e Draghi non lo sa. “Il governo ha profondo rispetto per le Camera”, rimarca non a caso l’ex governatore della Bce alla Camera. Dando la traiettoria di quando e come il Parlamento potrà influire: sui decreti attuativi delle sei missioni e delle riforme previste, ad esempio. Decreti che partiranno già a maggio, con il provvedimento sulle semplificazioni già in dirittura di arrivo. Il piano è ambizioso. L’importante, per Palazzo Chigi, è che non suoni utopistico. Con il Recovery Plan “l’Italia non sarà più la stessa”, promette Draghi. Che, rispetto alla corruzione e alle miopie di parte elencate nel suo intervento di lunedì alla Camera, individua un ulteriore nemico per il compimento del Pnrr: “l’inerzia istituzionale”. “Le risorse – avverte – saranno sempre poche se non si usano”. Il libro dell’Italia del futuro attraversa le Aule parlamentari senza scossoni. Alla Camera sono 442 i sì alla risoluzione di maggioranza alle comunicazioni del premier. E Fratelli d’Italia si astiene. Al Senato i numeri sono ugualmente bulgari: con 224 voti a favore, 16 contrari, e sempre con l’astensione di FdI.
