RENZI SFIDA ANCORA LETTA

Archiviato (forse) il passato, tra Matteo Renzi ed Enrico Letta resta la distanza. Che produce scintille indirette. Il senatore di Rignano domani mattina alle 11 aprirà l’assemblea di Italia Viva lanciando la “sfida riformista” al Pd – cantieri, ristori, vaccini, lavoro, giustizia – e soprattutto mettendosi di trasverso al campo largo del centrosinistra su cui punta il neo segretario Dem: “Mai alleanze con populisti e sovranisti”. Ovvero: meglio casomai con Forza Italia che con i grillini. Letta risponde con il silenzio ai tamburi di guerra delle anticipazioni che filtrano, ma incassa il malessere di alcuni parlamentari renziani: due senatori, l’umbro Leonardo Grimani e il lombardo Eugenio Comincini, sono dati in dirittura di ritorno nel Pd.

Già tentati di votare la fiducia al Conte Ter, furono ripresi da Renzi sull’uscio: adesso, si vocifera che potrebbero traslocare prima dell’assemblea di gruppo di martedì, portati “in dote” dal capogruppo Andrea Marcucci, che intende avviare con Letta rapporti più costruttivi di quelli intercorsi con Zingaretti. Anche il deputato Camillo D’Alessandro è perplesso sul capitolo alleanze, chiederà il congresso, e pare che non sia l’unico. Renzi domani farà spallucce: “Chi non si trova a suo agio con noi, è giusto che vada altrove”.

Anche perché la battaglia sui numeri di Palazzo Madama è finita con l’arrivo di Draghi. L’appuntamento – ne è convinto – è per il 2023, quando spera di aver costruito un rassemblement centrista di stampo “macroniano”. Magari testandolo alle amministrative. Ma i rumors che Italia Viva possa allearsi con gli azzurri a Torino per ora vengono liquidati con “non ci sono ancora i candidati”, l’unica certezza è il sostegno per Carlo Calenda a Roma, mentre a Napoli la linea è quella di De Luca: non con i Cinquestelle. E pazienza se si perde qualche pezzo per strada. Intanto, nel suo intervento l’ex premier si concentrerà sui contenuti anziché sulle “geometrie politiche”: affrontare la crisi economica, sanitaria, scolastica. Letta attende di ascoltarlo. Ha chiuso alle polemiche: il nome di Renzi è tra gli incontri in calendario, la categoria degli ex renziani è stata smaterializzata, per il resto bocca cucita. Certo, però, al momento è difficile immaginare i due che diventano compagni di strada.

La conferma di Benifei capogruppo

Nel frattempo, il segretario Dem ha incontrato per un’ora e mezza online i suoi europarlamentari. Un gesto di attenzione, cominciare da loro anziché dai parlamentari nazionali, che rappresenta un messaggio preciso: “Serve lo sguardo europeo. Anche voi sarete protagonisti del rilancio e della rigenerazione del Pd”. Bruxelles, insomma, diventa più che mai il ganglo attraverso cui costruire il “nuovo Pd” e contemporaneamente usarlo per delineare l’identità dell’Ue nel dopo-pandemia. Si è parlato di agricoltura, lotta alla criminalità organizzata, ma soprattutto vaccini e politiche sanitarie. E molto di come rilanciare – con l’Italia protagonista – la governance europea (via il potere di veto sulle decisioni) e la gestione del patto di stabilità nella fase di ricostruzione post covid.

“E’ ovvio che l’esperienza europea di Letta per noi è un valore aggiunto” ha commentato il capogruppo Brando Benifei – Dobbiamo spezzare la vetocrazia che impantana l’Europa, usare Next Generation Ue per essere più sostenibili e digitali, andare verso l’unione fiscale, mettere in campo una nuova agenda di diritti”. Benifei aveva rimesso il mandato di capo delegazione nelle mani del nuovo segretario, che dopo averlo ringraziato per il gesto e dichiarato “apprezzamento per il suo lavoro” ha invitato i parlamentari a scegliere in modo autonomo, e Benifei è stato confermato all’unanimità. Una scelta che potrebbe “sminare” la strada verso la riconferma di Graziano Delrio e Andrea Marcucci, anche alla luce del voto di tutte le anime Dem alla nuova leadership e della loro partecipazione alla segreteria. Ma si vedrà alle assemblee di martedì prossimo.

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