Salute mentale, fonti autorevoli e pause dalle notizie

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Elif Shafak propone pause dalle notizie e poche fonti autorevoli per proteggere la salute mentale senza trasformare l’indignazione in disperazione.

Immagine illustrativa generata al computer sul tema: Persona seduta con il telefono appoggiato lontano, immersa in un momento di pausa e respirazione in un ambiente tranquil

Immagine illustrativa generata con intelligenza artificiale: non ritrae l'evento, le persone o i luoghi di cui parla l'articolo.

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Proteggere la salute mentale senza voltarsi dall’altra parte delle crisi passa anche dal modo in cui si seguono le notizie. Secondo GQ Italia, il saggio How to Stay Sane in an Age of Division, pubblicato nel 2020 durante la pandemia e firmato da Elif Shafak, propone di separare l’informazione dalla connessione continua.

La tragedia di Gaza, le ondate di calore e le proteste studentesche represse con violenza sono presentate come elementi del contesto globale che può incidere sulla salute mentale. L’indignazione per le ingiustizie, la sofferenza davanti alla mancanza di solidarietà e la sensazione di essere sopraffatti vengono considerate reazioni umane, non prove di debolezza.

Quando l’informazione diventa un flusso senza pause

Il punto non è sottrarsi a ciò che accade, ma evitare che l’indignazione diventi disperazione.

«la nostra è l’era dell’ansia contagiosa» — Elif Shafak

Restare esposti in ogni momento a notizie angoscianti può alimentare sopraffazione e impotenza. Il cervello umano, nella lettura proposta, non è stato progettato per assorbire in tempo reale ogni conflitto, tragedia e crisi del pianeta. Da qui l’esigenza di riconoscere il confine tra il dovere di tenersi informati e l’abitudine a non staccare mai.

La differenza tra informarsi e controllare lo smartphone

Seguire gli avvenimenti non richiede di verificare il telefono ogni pochi minuti. La proposta è piuttosto quella di scegliere poche fonti autorevoli e consultarle consapevolmente in momenti determinati della giornata.

  • Affidarsi a un numero limitato di fonti autorevoli.
  • Stabilire momenti della giornata in cui leggere gli aggiornamenti.
  • Non controllare lo smartphone a intervalli di pochi minuti.
  • Posare il telefono, fare un passo indietro e trovare tempo per respirare.

L’esposizione incessante a notizie angoscianti può generare sopraffazione e impotenza. La pausa, quindi, viene presentata come una scelta di tutela e non come un fallimento.

Le indicazioni riguardano il modo di consultare le notizie: il saggio distingue il tenersi informati dal restare connessi in ogni momento. Alle fonti autorevoli viene affidata una consultazione consapevole, collocata in momenti determinati della giornata, mentre il telefono può essere posato per fare un passo indietro e concedersi tempo per respirare.

Il senso di colpa davanti alla necessità di fermarsi

Il tema del distacco dalle notizie traumatiche era stato affrontato anche da Patia Braithwaite in un articolo pubblicato su SELF nel 2020. Braithwaite ha affrontato il senso di colpa legato al prendere le distanze dalle notizie traumatiche.

Nel suo intervento, Braithwaite interpreta il riposo come una forma di resistenza.

«Questa lotta è lunga, amico. Hai tutto il diritto di ricaricare le energie per il percorso che ti aspetta» — Patia Braithwaite

Concedersi un’interruzione dalle notizie, in questa prospettiva, può convivere con la consapevolezza di ciò che accade e con la volontà di non restare indifferenti.

Letteratura e narrazione contro ansia e indifferenza

Nel saggio, Shafak affida alla letteratura e alla narrazione un ruolo preciso: strumenti per contrastare sia l’ansia sia l’indifferenza.

Il nucleo della proposta resta concreto: posare il telefono, fare un passo indietro e concedersi tempo per respirare. Tra le raccomandazioni documentate restano anche la scelta di poche fonti autorevoli e la loro consultazione consapevole in momenti determinati della giornata.


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