Sinner: a Pechino arriva il titolo numero 21

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Tutto molto semplice, fin quasi banale. La forza di Jannik Sinner risiede proprio in questo: banalizzare cose che non lo sono affatto, come vincere il China Open di Pechino, l’ATP 500 più ricco del calendario, e spesso con un grande campo di partecipazione. Quest’anno lo è stato un po’ meno, in virtù dell’assenza di Carlos Alcaraz, che dodici mesi fa gli aveva scippato il titolo in una finale-thriller. Se lo spagnolo ha scelto di giocare (e vincere) a Tokyo, l’azzurro è rimasto fedele alla capitale cinese e ha raccolto il titolo per la seconda volta negli ultimi tre anni. Nel 2023 aveva iniziato a girare la dinamica della sua rivalità contro Daniil Medvedev, mentre stavolta ha avuto un percorso facile facile. Per carità: Terence Atmane e Alex De Minaur gli hanno portato via un set, ma sono stati dominati nel terzo, senza avere mai l’illusione di poter vincere la partita.

E nessuno pensava che a sorpresa potesse arrivare da Learner Tien, il cui nome di battesimo – in onore alla mamma, maestra di scuola elementare – indica che il ragazzo ha il desiderio di imparare. Avrà appreso parecchie cose nel 6-2 6-2 che ha regalato a Sinner il 21esimo titolo in carriera, il terzo del 2025 dopo Australian Open e Wimbledon. Oltre alla superiorità di Sinner, il californiano ha pagato un po’ di inesperienza a questi livelli. D’altra parte, dodici mesi fa giocava nel circuito Challenger e non era nemmeno sicuro se diventare professionista. Avrebbe messo mille firme per trovarsi, oggi, in questa situazione. Contro un Sinner che ha spinto duramente con il dritto, ha provato a fare la sua partita ma la resistenza è durata 72 minuti. Gli unici momenti di relativa speranza sono arrivati nel secondo set, quando ha avuto una palla break sull’1-0 in suo favore. Ce n’è stata un’altra sul 3-2 Sinner, estrema possibilità di dare una parvenza di equilibrio al match. Persa quella chance, si è disunito e pochi minuti dopo ha stretto la mano a Jannik, per poi godersi il rituale della premiazione.

Il successo di Sinner rende interlocutoria questa settimana ai fini dell’ATP Race, poiché il distacco con Alcaraz rimane di 2.590 punti. L’azzurro potrà rosicchiarne 1.500 nel mese di ottobre, se dovesse vincere a Shanghai e a Vienna, in settimane nelle quali lo spagnolo rimarrà fermo. Esiste la possibilità che Jannik possa tornare al numero 1 nel ranking ATP (quello che tiene conto dei risultati nelle ultime 52 settimane), ma sarebbe un sorpasso temporaneo perché poi arriverà la pesante cambiale delle ATP Finals 2024. Restando in tema di numeri, Jannik ha raccolto un saldo positivo tra vincenti ed errori gratuiti (24 a 16), gestendo con attenzione la sua superiorità. Non c’è spazio per la pigrizia, per l’indolenza, per le distrazioni. Gli avversari devono conquistarsi ogni singolo punto, anche se a Pechino è arrivato qualche errorino in più, frutto degli esperimenti messi in atto, con lo scopo – sul lungo termine – di diventare un giocatore più completo.

Si spiegano soprattutto così i due set lasciati per strada, ma la spia dell’allerta non si è mai accesa. “Pechino è un luogo molto speciale per me – ha detto Jannik – voglio ringraziare il mio team per il lavoro e la comprensione nei miei confronti. Non tutti sono presenti, spero che gli altri mi abbiano visto da casa. Grazie per il tentativo di farmi migliorare e spingere per ottenere sempre di più. Vediamo come andrà il resto della stagione, ma sono felice di condividere questo trofeo con voi”. A Pechino c’erano soltanto tre persone con lui: Simone Vagnozzi, Umberto Ferrare e la new entry Alejandro Resnicoff, il fisioterapista “scippato” all’ATP. Il suo percorso ripartirà al Rolex Shanghai Masters: il suo primo avversario sarà Daniel Altmaier, e per lui inizierà la caccia al titolo numero 107 per l’Italia nell’Era Open. Quello raccolto a Pechino è stato il 106, quasi un quinto arrivati dalla sua racchetta. Come tradizione, aggiorniamo la lista e ve li riproponiamo tutti. Con la ragionevole certezza che si aggiornerà a breve.

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