Sony Music supera 260mila richieste contro i deepfake AI

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Sony Music ha superato 260mila richieste di rimozione per brani deepfake AI o caricati fraudolentemente, secondo il dato riferito dal Financial Times.

Uomo intervistato con un microfono in un ambiente interno decorato con piante e mattoni a vista.

Intervista a un dirigente dell’industria musicale. Foto: Diego Fernandes — CC BY 4.0, via Wikimedia Commons

Intervista a un dirigente dell’industria musicale. Foto: Diego Fernandes — CC BY 4.0, via Wikimedia Commons
Maurício Soares (Sony Music) em entrevista na sede do Spotify, setembro de 2019.jpg — Diego Fernandes

Sony Music ha superato le 260mila richieste alle piattaforme digitali per rimuovere contenuti deepfake AI o caricati in modo fraudolento sui profili dei propri artisti entro la fine di settembre 2026. Secondo la Repubblica, il dato è stato riferito dal Financial Times e riguarda imitazioni non autorizzate degli artisti di Sony Music.

Il confronto con il dato comunicato a marzo

Alla fine di marzo Sony Music aveva indicato oltre 135mila brani oggetto di richieste di rimozione. Il nuovo totale, riferito al periodo concluso alla fine di settembre, è quasi il doppio di quella soglia. Nel periodo compreso fra il 1° aprile e il 30 settembre, la media calcolata dal confronto tra i due dati ha superato le 20mila richieste mensili.

Il precedente conteggio era stato diffuso a Londra durante il lancio del Global Music Report dell’IFPI. In quel momento circa 60mila brani erano già stati identificati dall’anno precedente.

Quali contenuti hanno formato le segnalazioni

Le richieste hanno riguardato due categorie di contenuti:

  • cloni vocali non autorizzati;
  • brani caricati fraudolentemente sui profili di artisti reali, generati con l’IA o con altri strumenti.

Il conteggio pubblicato dalla società non separa le segnalazioni relative alle imitazioni vocali da quelle legate ai caricamenti sui profili autentici.

I limiti del conteggio delle richieste

La cifra riguarda le richieste presentate alle piattaforme e non quantifica gli esiti dei singoli interventi: non è indicato quante segnalazioni siano state accolte né quanti brani siano stati effettivamente rimossi. Il totale non permette inoltre di ripartire le richieste fra cloni vocali e caricamenti fraudolenti sui profili di artisti reali.

Sony Music: “happening at scale, harms artists, misleads fans and undermines the ethical use of AI”

Le voci e gli artisti coinvolti nelle ricostruzioni

Sony ha definito i contenuti contestati come tracce capaci di riprodurre voci e sembianze dei suoi artisti senza consenso. Fra i nomi citati nelle ricostruzioni figurano Harry Styles, Adele, Britney Spears, i Queen e Michael Jackson.

Sony Music: “generative AI deepfake tracks that imitate our artists’ voices and likenesses without permission”

La società ha descritto il fenomeno come diffuso su larga scala, sostenendo che danneggia gli artisti, può ingannare i fan e compromette l’uso etico dell’intelligenza artificiale. Dennis Kooker ha richiamato le conseguenze che i casi più gravi possono avere sulla promozione e sull’immagine degli interpreti.

Dennis Kooker: “Nei casi peggiori, i deepfake possono danneggiare una campagna di lancio o infangare la reputazione di un artista”

La richiesta rivolta alle piattaforme digitali

Sony ha dichiarato che continuerà a far valere i diritti dei propri artisti e che si aspetta interventi rapidi delle piattaforme, anche per evitare che gli stessi contenuti ricompaiano.

Sony Music: “We will keep enforcing our artists’ rights and expect platforms to act quickly and to prevent the same content from reappearing. But it’s becoming an uphill struggle.”


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