SVEGLIATI AMORE MIO LA FERILLI NON BASTA PER FAR FUNZIONARE UNA FICTION

Un altro ruolo di impegno civile, un’altra madre in cerca di verità e di giustizia per la figlia. La seconda opera diretta da Simona Izzo e Ricky Tognazzi e realizzata per Canale 5 vede Sabrina Ferilli ancora una volta nei panni di un personaggio che si vuole fare portavoce della battaglia contro le ingiustizie ed i poteri forti. Nella prima puntata di Svegliati amore mio (in tutto la miniserie è composta da tre parti)

Sabrina Ferilli, in questi anni, è diventata di fatto volto Mediaset, sebbene non abbia un programma suo a tutti gli effetti né reciti nella lunga serialità. Ma il fatto di essere nel cast fisso di uno dei programmi più visti di Canale 5 (Tu Sì Que Vales) nonché ospite molto gradito di uno dei talent show più seguiti in tv (Amici) l’hanno resa una delle figure maggiormente di riferimento dell’azienda del Biscione, addirittura più di tanti altri voti con contratto e trasmissione

Da sempre impegnata sui temi civili, libera e schietta nell’esprimersi su argomenti politici, ma al tempo stesso volto che rassicura e diverte, che incarna un’Italia senza troppe pretese ma che non vuole farsi prendere in giro, Ferilli diventa così testimonial di tematiche che per la fiction diventano soggetti di storie di denuncia

Nascono così progetti come Svegliati amore mio: un’equazione che sulla carta rispetta il metodo Ferilli e che Simona Izzo e Ricky Tognazzi applicano seguendo l’esperienza de L’amore strappato. Il rischio, però, è che ci si prenda troppo la mano: a mettere in un unico racconto l’impegno civile misto ed il dramma familiare si ottiene un risultato che non sempre convince.

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