Il tormentato rapporto di Rory McIlroy con i Major (non ne vince da otto anni) e con l’Open Championship in particolare continua. Non gli sono bastati i quattro colpi di vantaggio del sabato su Cameron Smith,28enne australiano di Brisbane, “caldissimo” per tutta la stagione: 3°al Masters, 13° al PGA Championship, altri tornei del Grand Slam. Inchiodato ai due soli birdie di giornata, frustrato da una serie interminabile di putt mancati, McIlroy si è visto attaccare e sorpassare da una strabiliante infilata dell’avversario. Cinque birdie consecutivi dalla 10 alla 14 hanno chiuso i conti. Con una serie simile (ma di quattro birdie, sempre dalla 10 in poi) Smith aveva vinto in marzo il The Players, torneo più importante dell’anno dopo i Major. E in gennaio, alle Hawaii, trionfando nel Tournament of Champions aveva registrato il punteggio record di 34 colpi sotto il par. Un’enormità. Ma anche il -20 con cui ha vinto qui è un record per il campo di St Andrews, battendo il -19 di Tiger Woods nel 2000. Un vincitore dunque più che degno, che sale al secondo posto del mondo dietro Scheffler (seguito al terzo da McIlroy).

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