TENNIS: EVOLUZIONE DI CAMILLA GIORGI
Un Fabio Fognini a Pasqua (Montecarlo 2019), una Camila Giorgi di Ferragosto (Montreal 2021). Sarà curioso, ma è nei giorni simbolo che l’Italia trionfa nei tornei 1000 del tennis, quelli un gradino sotto gli Slam.
Questo indimenticabile anno, dopo la finale di Matteo Berrettini a Wimbledon e le gesta di Sinner, Sonego e Musetti, continua al femminile per l’Italia: «Pensavamo di riposarci nella settimana ferragostana » dice Angelo Binaghi, n. 1 Fit, «e invece no: ora Camila può vincere qualsiasi cosa».
Gli appassionati di tennis conoscono Camila Giorgi, ma quelli meno addentro alle cose delle racchette si sono chiesti da dove spunta questa esplosiva bionda con la coda, presente in tutti i notiziari. Beh, l’azzurra è nata a Macerata e compirà 30 anni il 30 dicembre. E ha una storia, che si può prendere da varie angolazioni. Innanzitutto, è quella di una famiglia. Discreta, chiusa. Ben prima del lockdown. La Bolla Giorgi è gestita da Sergio – il papà – e mamma Claudia (Fullone). Fino a ieri (ora cambierà tutto?) Camila era nota come la tennista senza mezze misure: colpi vincenti all’incrocio delle righe, pallate in faccia agli spettatori. Ogni punto giocato come se non ci fosse un domani, come fosse l’ultimo della vita. Dicevano che non era colpa sua, era stata disegnata così. Da papà Sergio, una sorta di mister Williams italo/argentino (perché Sergio è sudamericano con radici italiane ). L’educazione sparatutto aveva portato a risultati, ancor prima di ieri, ma aveva lasciato il dubbio che ci potesse essere anche un Piano B, un gioco vincente anche a 90 km/h. Ma Camila è così, prendere o lasciare: una Formula 1 del tennis, sorta di Usain Bolt anche negli scatti laterali, una esplosività muscolare che non ha mai lasciato indifferente nessuno. Corrado Barazzutti, che ora torna in pista con una sua academy a Castel di Decima (Roma), lo ribadisce forte: «È un’atleta che avrebbe sbancato anche in altri sport».
Però, sempre fino all’altro ieri, tutti contro Sergio, il papà-padrone coach autodidatta (anche degli altri due fratelli, uno boxeur e l’altro calciatore): “È lui che la frena, che fa da tappo. Basta vedere quando non c’è lui come lei cambia comportamento, si rilassa e sorride” si diceva in giro. La Bolla Giorgi può aver ascoltato, ma ha continuato ad andare per la propria strada. Una famiglia contro il mondo. Mamma Claudia, poche parole ma tanta influenza dentro le mura, ha preso a disegnarle gli abiti (molto apprezzati), forte anche del portamento da modella di Camila. La quale s’è prestata felice, considerando che la moda è l’altra priorità della sua vita. Anche troppo, secondo i detrattori che, a fronte di certe sue foto sui social, hanno storto il naso: una tennista non può apparire come una qualsiasi entertainer della tv.
Alle critiche non c’è stata risposta. Né da parte di papà Sergio, che i suoi contenziosi li ha avuti (con la Fit, perfino con la Wta), ma è rimasto ligio al suo look da capellone e ai suoi dettami tecnici. O forse no: «Ho lavorato su un certo numero di aspetti con mio padre» dice oggi Camila, «abbiamo apportato un po’ di modifiche al mio gioco, concentrandoci su tattica e strategia: credo sia il motivo dei miei risultati. Ora so rallentare e accelerare, il mio gioco è più vario, e questo è un aspetto importante ». Ma non erano i suggerimenti del passato? Comunque sia, quello era il passato: oggi bisogna dare a Sergio quello che è di Sergio. E aggiungere: non è mai troppo tardi.
