The Batman, Zoe Kravitz poteva essere Catwoman già per Christopher Nolan 

Zoe Kravitz, interprete di Catwoman in The Batman, ha raccontato che un suo provino per Il cavaliere oscuro – Il ritorno non andò come previsto… e l’umiliò. Ma aggiunge considerazioni preziose.

Mentre The Batman ha già superato i 4 milioni di euro al boxoffice italiano e i 258 milioni di dollari nel mondo, Zoë Kravitz, interprete nel film di Selina Kyle alias Catwoman, si è tolta la soddisfazione di raccontare a The Guardian uno spiacevole episodio capitatole durante i provini per Il cavaliere oscuro – Il ritorno (2012). Ebbene sì: dieci anni fa Zoë sognava già di essere la Donna Gatto, ma…

Zoë Kravitz prima di The Batman: “Un momento difficile il mio provino per Il cavaliere oscuro – Il ritorno”

Nell’intervista con The Guardian, Zoë Kravitz ha raccontato che, prima di essere accettata in The Batman, si era presentata al provino per Il cavaliere oscuro – Il ritorno (2012) di Christopher Nolan, dove alla fine il ruolo di Selina andò come sappiamo a Anne Hathaway. Classe 1988, aveva poco più di vent’anni e le si presentarono immediatamente alcuni pregiudizi che Hollywood da qualche anno sta cercando di abbattere.

Mi dissero che ero troppo “urban” per il ruolo. [“urban” è spesso usato come sinonimo di “nero”, “di colore”, ndr]. Non so se venne direttamente da Chris Nolan, penso che forse venisse da un casting director o da un suo assistente. Da donna di colore e attrice, sentirmi dire che non mi veniva concesso di fare il provino per via del colore della mia pelle, con la parola “urban” buttata lì, rese quel momento davvero difficile.

La cosa interessante della testimonianza di Zoë Kravitz è che ci tiene però a non bloccare la deriva che questo stesso tipo di rivendicazioni sta causando negli Stati Uniti. Per lei, tutti dovrebbero poter interpretare tutto: è il mestiere dell’attore. Prosegue infatti così:

L’idea che certi attori non possano interpretare una certa parte perché nella vita non sei quella cosa lì… per me è molto pericolosa. Perché a questo punto non so cosa sia recitare, se non permetterti di essere qualcun altro. È empatìa. Si tratta di uscire da te stesso.

Rispondi

%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: