Una fiaba dark che parla anche agli adulti;

Di Giacomo Scheletro
Con Il figlio del cimitero, Neil Gaiman ci regala una storia apparentemente pensata per i ragazzi, ma capace di parlare profondamente anche agli adulti. Il protagonista, Nobody Owens, detto Bod, è un bambino che, dopo essere sfuggito a un terribile assassinio, viene accolto e cresciuto dagli abitanti di un vecchio cimitero: fantasmi, spiriti e personaggi misteriosi che diventano la sua famiglia e i suoi insegnanti.
È una storia gotica, a tratti inquietante e malinconica, ma sorprendentemente tenera. Gaiman riesce a trasformare il cimitero, tradizionalmente simbolo di paura e morte, in un luogo di protezione, affetto e appartenenza. E proprio attraverso questo mondo fantastico affronta temi profondamente reali: la perdita, l’amicizia, il coraggio, la paura, il senso di famiglia e soprattutto la difficoltà e la bellezza del diventare grandi.
È questo che rende il libro prezioso anche per gli adulti. Perché Bod, crescendo, deve comprendere che persino il luogo che lo ha protetto e le persone che lo hanno amato non possono accompagnarlo per sempre. Prima o poi bisogna uscire dal proprio rifugio, affrontare il mondo e diventare ciò che si è destinati a essere.
Per i ragazzi è un’avventura fantastica e misteriosa; per gli adulti può diventare una riflessione sulla crescita, sulle persone che ci hanno protetto e sulla necessità, talvolta dolorosa, di lasciarle andare. Gaiman non insegna a non avere paura: insegna che si può attraversare la paura.
Ecco perché Il figlio del cimitero è un libro da consigliare ai ragazzi, da regalare ai più giovani e, soprattutto, da leggere insieme a loro. Perché alcune storie crescono con chi le legge: un bambino ci troverà fantasmi, avventure e mistero; un adulto potrebbe ritrovarci qualcosa di sé.
