Addio a Richard Cole, storico tour manager dei Led Zeppelin 

Figura tanto leggendaria quanto controversa dell’entourage della band di ‘Stairway to Heaven’, l’ex collaboratore di Page e Plant è morto all’età di 75 anni

Richard Cole, tra il 1968 e il 1980 tour manager dei Led Zeppelin, è morto all’età di 75 anni per cause al momento non specificate: a darne notizia, in prima battuta, è stato Dave Lewis, biografo ed esperto della band un tempo capitanata da Robert Plant. L’informazione è stata confermata dal sito LedZepNews, che ha citato come fonti il collezionista Steve A. Jones e l’amministratore della Richard Cole Appreciation Society Sean Atkinson. A ulteriore conferma è arrivato anche un post sulla propria pagina Facebook personale di Pamela Des Barres, scrittrice e – a cavallo degli Sessanta e Settanta – regina delle groupie sulla scena rock’n’roll losangelina. Cole, che negli ultimi anni aveva stabilito la sua residenza a Kensington, nel cuore di Londra, soffriva da tempo di problemi di salute.

Nato a Londra nel 1946, Cole abbandonò la scuola all’età di quindici anni: la sua carriera professionale iniziò nella seconda metà degli anni Sessanta, quando – dopo una breve gavetta – si guadagnò la reputazione di esperto tour manager, lavorando con band di primo piano come Who e Vanilla Fudge (per i quali nel ‘67 si trasferì negli USA, assistendoli come fonico). Il trait d’union con gli Zeppelin fu Peter Grant, il pittoresco manager del gruppo, che nel ‘68 accompagnò gli Yardbirds – nei quali, all’epoca, militava Jimmy Page – in tour negli Stati Uniti.

Collaboratore fidato del gruppo, Cole da un lato è ricordato come un pioniere del tour managing – sua fu la scelta di non affidarsi a staff o noleggiatori di attrezzature americani in occasione di tournée USA da parte di band britanniche, e dall’altro come tassello immancabile nella sterminata aneddotica zeppeliniana relativa agli eccessi, compreso il famigerato “mud shark incident”. Fu proprio la propensione agli atteggiamenti sopra le righe a costare a Cole il posto nell’entourage degli Zeppelin: diventato dipendente da sostanze stupefacenti, il tour manager fu licenziato dallo stesso Grant in occasione dell’ultima sortita del gruppo sui palchi europei, il Tour Over Europe del 1980, conclusosi il 7 luglio a Berlino, poche settimane prima della morte di John Bonham, spentosi il 25 settembre successivo.

Poco dopo il licenziamento, Cole fu convinto a recarsi in Italia per seguire un percorso di disintossicazione: giunto nel nostro Paese in concomitanza con il tragico attentato alla stazione di Bologna del 2 agosto, il manager fu scambiato per un terrorista e temporaneamente detenuto presso il carcere romano di Rebibbia, dove apprese della scomparsa dell’amico batterista.

Dopo il termine del suo rapporto professionale con i Led Zeppelin, Cole proseguì nell’attività di tour manager collaborando con, tra gli altri, artisti di rilevanza mondiale come Eric Clapton, Black Sabbath, Ozzy Osbourne e Gipsy Kings, e contribuendo a controverse ricostruzioni delle vicissitudini della formazione – contestate, tra l’altro, dagli stessi Plant, Page e Jones – incluse nel volume di Stephen Davis “Hammer of the Gods”. I rapporti tra Cole e il gruppo tornarono a distendersi a partire dalla metà degli anni Duemila, tanto da portare il gruppo a invitare il proprio ex collaboratore all’Ahmet Ertegun Tribute Concert del 2007 a Londra, in occasione del quale i Led Zeppelin si riunirono per l’ultima volta. (Rockol.it)

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