BENNATO E LE SUE NOTTI MAGICHE

«Un giorno un mio amico d’infanzia, uno di quelli che chiamo amici del cortile e che era più o meno il mio manager, venne da me e mi disse: Senti, sai che Caselli e Nannini vorrebbero che tu facessi la sigla dei Mondiali?. E io risposi a bruciapelo: Franco, ma sei pazzo?». Eduardo Bennato, intervistato da Il Giornale, ricorda la nascita di quell’inno “Un’estate italiana” che per tutti divenne allora e anche oggi, a trent’anni esatti di distanza “Notti magiche”. Da venerdì – sia pur in tono minore . il calcio tornerà ad essere protagonista dell’estate italiana e caso vuole che proprio oggi cada il trentennale di quella ballata che fece innamorare il mondo.

Il cantautore napoletano racconta l’amicizia con Maradona (cui in carriera dedicò anche una canzone “E’ asciuto pazzo ‘o padrone”): «Diego si riteneva un prescelto da Dio e quindi pensava di essere sempre in debito con gli altri per la fortuna che aveva avuto. Era nato in un ghetto di Buenos Aires ed era diventato un idolo mondiale. Però Napoli, che è la città più bella del mondo, è anche piena di insidie. Maradona per certi versi aveva delle vulnerabilità e le patì proprio qui. Gli altri calciatori a Udine o a Torino possono uscire a farsi due passi sotto i portici. Maradona non poteva. È un buono per natura, molto istintivo, capisce subito se può fidarsi di te».

Per Bennato però aver cantato la sigla dei mondiali – dove esplose il talento di Totò Schillaci – fu un’arma a doppio taglio: «Perché io arrivo dal mio cortile cosmopolita di Napoli nel viale Campi Flegrei a Bagnoli, ho sempre avuto problemi con il mondo classico della musica leggera e con la cosiddetta intellighenzia, ossia con quell’entità spocchiosa, supponente, a volte anche arrogante degli opinion leader che condizionano le mandrie, pardon le masse. Nel luglio del 1980 ho fatto 15 stadi di seguito, non solo San Siro. Abbiamo suonato anche a Torino, Udine, Napoli eccetera. Perciò Un’estate italiana risultava un’anomalia nella mia storia».

Però c’è anche il rovescio della medaglia: «Nel 1991 o 1992, non ricordo con precisione, ero in cartellone al Pistoia Blues Festival e c’era anche B.B.King. Quando mi presentarono chiese: Chi è questo qui?. Qualcuno rispose: È quello che ha fatto la sigla dei Mondiali. Allora si rassicurò e suonammo insieme».

«Lo abbiamo fatto anche l’anno successivo in un Festival in Sardegna. Lui alla chitarra e io all’armonica. Alla fine mi disse: Man, you can play the blues, puoi suonare il blues».Per molti miei fan, la sigla dei Mondiali fu un capo d’accusa. Ma alla fine mi fece anche guadagnare la laurea in blues»

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