Biagio Antonacci torna in tour: “Per due anni non ho scritto”

“Ho vissuto uno smarrimento, durante il lockdown. Mai stato così a lungo senza concerti”, dice

Tre anni e mezzo. In oltre trent’anni di carriera Biagio Antonacci non era mai stato così a lungo lontano dai palchi: “L’ultima data fu quella del tour con Laura Pausini a Cagliari, nell’estate del 2019.

Nell’autunno del 2020 avrei dovuto fare una serie di piccoli concerti al Teatro Carcano di Milano, raccontandomi chitarra e voce, poi la pandemia ha mandato in fumo tutti i piani. Quando le restrizioni si sono allentate mi sono detto che non potevo aspettare ancora: sarebbero passati addirittura quattro anni dall’ultima volta su un palco. Così ho messo in piedi questo tour”, racconta il cantautore milanese nel suo camerino al Palazzo dello Sport di Roma, dove ieri sera – dopo la data zero di sabato sera a Jesolo – è partita ufficialmente la tournée che segna il suo ritorno sulle scene. Gli applausi del pubblico in questi quarantadue mesi gli sono mancati così tanto che stavolta ha scelto di esibirsi al centro dei palazzetti, su un palco a 360° (prima di lui lo avevano fatto, tra gli altri, Claudio Baglioni e Giorgia): “Ho avuto per un paio di giorni brutti attacchi d’ansia. È successo al quarto o al quinto mese di pandemia, quando mi sono reso conto che non sarebbe stato così semplice uscirne. E ho vissuto uno smarrimento personale: per due anni non ho scritto un verso. Mi sono reinventato liutaio: ho imparato dai tutorial su YouTube a riparare le chitarre e ho passato il tempo così”, spiega Antonacci.

Il tour che lo vedrà girare i palasport italiani fino a fine dicembre (11(11 Eboli, Palasele; 17 e 18/11 Bari, Palaflorio; 14/12 Torino, Pala Alpitour; 17/12 Firenze, Nelson Mandela Forum; 19 e 20/12 Milano, Forum di Assago), intitolato semplicemente “Palco centrale”, arriva nel trentennale di “Liberatemi”, l’album che nel 1992 lo catapultò dall’hinterland milanese in testa alle classifiche: la scaletta è composta dalla sfilza di hit sfornate nel corso degli anni, da “Convivendo” a “Se io, se lei”, passando per “Se fosse per sempre”, “Quanto tempo e ancora”, “Il cielo ha una porta sola”, “Ti dedico tutto”, “Ti penso raramente”, “Non ci facciamo compagnia”, “Buongiorno bell’anima”, “Sappi amore mio”, “Pazzo di lei”, “Non vivo più senza te”, “Iris (Tra le tue poesie)”.

“Man mano che si alternavano i testi sul gobbo pensavo: ‘Ammazza quanti successi hai nel repertorio’. Autocelebrativo? Che male c’è. In scaletta ci sono almeno 27 canzoni che sono state singoli di grande successo”, sorride. C’è anche “Non so a chi credere”, che presentò in gara al Festival di Sanremo nel 1993: “Una canzone ancora attuale. Quell’anno lì ebbi la fortuna di assistere alla nascita di una stella”. La indica: è l’amica Laura Pausini, seduta sugli spalti del Palazzo dello Sport, che dopo “Vivimi” – la scrisse per lei, che la incise e la portò in giro per il mondo – lo raggiunge sul palco per un duetto su “Se è vero che ci sei”: “Niente di preparato – garantisce lui – siamo così: veniamo dalla gavetta vera, cantavamo in mezzo alla gente senza prepararci niente e senza studiare”.

In scaletta, accanto ai successi del passato, non mancano i due singoli usciti quest’anno, “Seria” e “Telenovela”, anticipazioni di un album che prima o poi vedrà la luce. Tra gli autori c’è il figlio Paolo, 27 anni, hitmaker già dietro a “Mille” e “La dolce vita” di Fedez e “Sesso occasionale” di Tananai: “Un disco ‘Biagio canta Antonacci’ composto da brani suoi cantati da me? Chissà. In fondo è la persona che conosce meglio la mia sensibilità e i miei difetti: non mi farebbe andare oltre i miei limiti. L’autotune? Non mi farei problemi a usarlo, in un pezzo. La cosa bella è che a questa età, con la carriera che ho, ci si può permettere di fare un po’ di esperimenti”, dice Biagio. Sul palco lo accompagna la band di sempre, composta da Placido Salamone (chitarra e direzione musicale), Massimo Varini (chitarra), Emiliano Fantuzzi (chitarra, programmazioni), Jacopo Carlini (pianoforte e tastiere), Lucio Fasino (basso), Donald Renda (batteria) e Ernesto Lopez (percussioni).

“Palco centrale” si fermerà a dicembre, prima di riprendere nel 2023, presumibilmente in primavera: “L’anno prossimo faremo altre città. Ci sarà sicuramente una seconda parte”. Non andrà in gara al Festival di Sanremo, dice: “È bellissimo e migliora di anno in anno. Amadeus ha aperto le porte alla nuova musica, lì. Ma non ho intenzione di andare in gara. Bisogna avere non solo la canzone giusta, ma anche lo spirito giusto. A Sanremo te la fai sotto. Se mi fate fare concerti, non ho paura di niente. In tv mi viene l’ansia, invece. Non sarei in grado di farlo a livello emotivo”.

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