“BOOTS” – Quando il coraggio indossa gli anfibi (e un cuore fragile)

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Simona Patria

C’è una nuova serie su Netflix che stà conquistando il mondo con passo deciso e un pizzico di sorpresa: BOOTS. Un dramedy militare ambientato negli anni ’90, quando “non chiedere, non dire” non era solo un modo di dire ma una regola spietata.
La storia segue Cameron Cope (Miles Heizer), giovane idealista dal sorriso disarmante, e il suo migliore amico Ray McAffey (Liam Oh), due reclute che si arruolano nei Marines più per cercare se stessi che per salvare la patria. Quello che trovano, però, è un mondo rigido, fatto di disciplina, di sguardi taciuti e parole non dette, dove anche la sensibilità diventa un atto di coraggio.
E qui sta la magia di BOOTS: riesce a parlare di identità, amicizia e libertà senza mai diventare pesante. Ti strappa una risata quando meno te lo aspetti, poi ti lascia lì, con un nodo alla gola e una riflessione sulla divisa che ognuno di noi, in fondo, indossa ogni giorno per sopravvivere.

La regia è pulita, la fotografia satura di nostalgia (quelle luci giallastre da caserma che sanno di sudore e sogni infranti), e la colonna sonora è un tuffo nel passato, tra cassette, walkman e ballate malinconiche.

Non è una serie “da binge-watching compulsivo”, ma una di quelle che va gustata, episodio dopo episodio, come un diario trovato per caso in un vecchio cassetto: sincero, ironico, sorprendentemente tenero.

Consigliato a chi ama le storie dove l’ironia salva più della corazza, e a chi crede che la forza non stia solo nei muscoli… ma nel coraggio di essere se stessi, anche con gli anfibi ai piedi.

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