I veneti infatti chiamati in questa volata finale a essere arbitri della lotta di testa e di coda, forniscono l’ennesima prova congrua di valori tecnici, conquistando un ulteriore scalpo nella loro stagione da incorniciare. Un Verona vicino ai suoi standard da primato, per gol segnati e punti fatti. Conferma di essere in stato di grazia, fa un calcio essenziale, verticale, fisico e semplice con una mentalità collettiva che è cresciuta, dando enorme solidità prima e ora sfociando nell’entusiasmo. Ma fin dall’avvio si capisce che a segnare questo pomeriggio di calcio sono più i contenuti psicologici che quelli tecnico tattici. Dopo otto giri di lancetta dei minuti, il match si stappa. Il Cagliari – sceso in campo con la paura a pesare sulla schiena – va subito sotto. Volata dell’ex Giovanni Simeone (molto beccato dai suoi ex fans) e palla in mezzo per l’inserimento centrale e profondo di Barak, dimenticato dai centrali, la cui stoccata non lascia scampo a Cragno. La strada diventa da piana a salita per i Quattro Mori. Marin cerca di dare una quadra a una manovra che invece fa una fatica pazzesca a dare linearità al suo gioco. Sui lati, Bellanova e Dalbert sono ben assorbiti dagli ospiti, i cui movimenti sono sempre in sincrono, quello che non riesce sul  lato opposto. 

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