CICLISMO: GANNA
È giunta la sua ora: l’uomo missile Filippo Ganna entra sabato sera nella gabbia dei criceti impazziti per conoscere l’essenza della solitudine. Il ciclismo è stare soli, e da soli soffrire. Anche nel cuore del gruppo si è soli, figurarsi su una pista dove si rincorre un fantasma. Lo chiamano record dell’oraed è la più pura, la più assurda, la più simbolica delle gare di un uomo in bicicletta: perché si tratta di trasformare il tempo in spazio. Una cosa degna di Einstein.
A cavalcioni della prima bici della storia interamente stampata in 3D, sdraiato su un tappeto da fachiro che in realtà è un telaio in lega di scandio, alluminio e magnesio, Filippo Ganna (che ha appena perso la maglia iridata dei cronoman) diventa il fratello gemello di un gruppo di poveri giganti strapazzati e illuminati da epopea del ciclismo, Gepìn Olmo, Coppi, Merckx, Anquetil, gente così.
Questa è la dimensione assoluta di un’ora maledetta: il corridore cerca di percorrere, in 60 diabolici minuti, più strada di chi l’ha preceduto, anche un solo centimetro è sufficiente. C’è un’ombra invisibile là davanti, e bisogna superarla. Quella di Ganna si chiama Daniel Bigham, ingegnere aerodinamico britannico che corre nella stessa squadra dell’italiano, la Ineos, e gli ha fatto da progettista e collaudatore, percorrendo ad agosto 55,548 chilometri al puro scopo di lisciare la pista a Ganna, la stessa di oggi, in Svizzera, a Grenchen. Una sorta di storico gregario sperimentatore.
