CONTE SUL MES DECIDERÀ IL PARLAMENTO
Sul Mes sanitario deciderà il parlamento, ma è solo debito per le generazioni future. Recovery plan, entro la fine dell’anno si chiude. Scuola, il 7 gennaio si torna in aula ma con la massima flessibilità. Questi alcuni dei temi affrontati dal presidente del consiglio Giuseppe Conte nel corso della trasmissione Porta a Porta, e che rendono il polso della situazione politica del momento. “Non dico che aria di crisi non c’è stata – ha poi ammesso -: dico semplicemente che la crisi non è nelle mie mani. In questi giorni ho parlato poco ma ho sempre chiarito che si va avanti se c’è la fiducia di ciascuna forza che sin qui ha sostenuto la maggioranza. Ho dimostrato in mille occasioni che sono qui a lavorare per l’interesse del Paese”, ha detto Conte.
Sulla richiesta di Italia Viva di attivare le risorse del Mes sanitario, il premier ha lasciato intendere che sono le camere a doverlo decidere, anche se lui qualche dubbio lo nutre. “Riguardo al Mes, se attivarlo o meno è una prerogativa del Parlamento, ma i 36 miliardi del Mes, essendo un prestito, ci porterebbero ad accumulare deficit e quindi ricadrebbero sul debito pubblico che è abbastanza consistente. Se noi quindi li intendessimo come spese aggiuntive per la sanità lasceremmo alle generazioni future un fardello non da poco. Possiamo fare tutti i discorsi del mondo – ha sottolineato Conte- ma teniamo conto del quadro complessivo di finanza pubblica, non possiamo lasciare alle generazioni future un debito fuori controllo’. ‘Negli incontri negli incontri che abbiamo fatto ieri e l’altro ieri con le forze di maggioranza abbiamo già discusso degli stanziamenti che sono nella bozza di Recovery plan sulla salute. Si è detto 9 miliardi sono pochi, ma ho invitato tutti a considerare che quando facciamo questi calcoli dobbiamo tener conto che molti progetti sono trasversali. Già adesso stiamo parlando di più di 15 miliardi di partenza. Possiamo rinforzare gli investimenti nella sanita’”. Il presidente del Consiglio è intervenuto anche sul Recovery plan. “L’obiettivo è di chiudere entro l’anno il documento di aggiornamento sullo stato dell’arte”. “E’ importante farlo perché poi si potrebbero accumularsi dei ritardi che oggi non ci sono. Poi dobbiamo confrontarci con la società civile e le parti sociali, nuove generazioni, mondo femminile”. La priorità, ha spiegato, è non perdere tempo. “Non possiamo permetterci di ritardare. Per questo ho invitato le delegazioni ad affrettare l’esame della documentazione e ritrovarci tra Santo Stefano e capodanno per andare avanti ed avviare poi il confronto con le parti sociali. Non dobbiamo indugiare oltre”. Parlando della struttura per il Recovery plan, Conte ha spiegato che “la task force, come struttura centralizzata che avrebbe sopravanzato e prevaricato i ministeri, è stata superata perché non è mai esistita. Una struttura di monitoraggio ce la chiede l’Europa, è prevista a pagina 36 delle linee guida dell’Ue per aggiornare l’Europa. Avremo migliaia di cantieri: pensare che non ci sia una struttura di monitoraggio è impensabile”.
Sulla scuola, Conte è ottimista sulla ripresa delle lezioni in presenza a gennaio: “Con le prefetture a livello provinciale c’è un tavolo dei ministri da giorni per coordinarsi e trovare soluzioni flessibili” per il ritorno a scuola il 7 gennaio. “Ho raccomandato perché ci sia un’apertura differenziata scuola per scuola, paese per paese. Nel segno della flessibilità: è l’unica possibilità che abbiamo per evitare criticità che si concentrano anche sui trasporti”. Lo ha detto il premier Giuseppe Conte in un’intervista a Porta a porta. “Dobbiamo ripartire con la didattica al distanza almeno al 50% per le scuole superiori di secondo grado, con il massimo di flessibilità”
Conte è intervenuto anche sui vaccini. “Il Natale alle porte rappresenta un momento di serenità per le nostre comunità, ma allo stesso tempo siamo chiamati proprio ora a mantenere alta la guardia. Perché la pandemia ha comportato un costo umano devastante e ha messo a dura prova le nostre abitudini. Questo sarà un Natale diverso, ma lo sviluppo dei vaccini e il loro lancio a breve sono più di un segnale di speranza per tutti noi”: ha detto in un videomessaggio realizzato assieme agli altri 26 leader europei e postato sui canali del Consiglio Ue.

