Melonellum, premio al 42% e voto del Senato il 15 settembre

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Il Melonellum arriva al Senato il 15 settembre 2026: premio di maggioranza al 42%, capolista bloccato e soglie per liste e coalizioni con il voto del Senato.

Aula del Senato con parlamentari seduti e riuniti tra i banchi durante una seduta.

L’Aula di Palazzo Madama durante una seduta parlamentare. Foto: Fratello.Gracco — CC BY-SA 4.0, via Wikimedia Commons

L’Aula di Palazzo Madama durante una seduta parlamentare. Foto: Fratello.Gracco — CC BY-SA 4.0, via Wikimedia Commons
Aula palazzo madama.jpg — Fratello.Gracco

Il Melonellum arriva al voto del Senato martedì 15 settembre 2026, con un sistema proporzionale che lega il premio di maggioranza alla soglia del 42%. Secondo la Repubblica, il disegno di legge assegna il premio soltanto alla coalizione o lista prima in entrambe le Camere che raggiunga quella quota di voti validi.

Secondo la Repubblica, il provvedimento dovrebbe tornare alla Camera dal 28 settembre e la maggioranza punta all’approvazione definitiva nei primi giorni di ottobre, valutando anche il ricorso al voto di fiducia.

Il calendario dell’esame parlamentare

Il voto del Senato è previsto per martedì 15 settembre 2026. L’approvazione definitiva viene indicata con una riserva esplicita:

“salvo imprevisti”

La maggioranza valuta anche il ricorso al voto di fiducia per l’approvazione definitiva.

Quando scatta il premio di maggioranza

Il meccanismo combina rappresentanza proporzionale e premio. Non basta arrivare primi: la stessa coalizione o lista deve prevalere sia alla Camera sia al Senato e raggiungere il 42% dei voti validi.

  • Il premio assegna 70 deputati aggiuntivi.
  • Al Senato attribuisce 35 senatori aggiuntivi.
  • Alla Camera il limite è di 220 seggi, pari al 55% dei 400 deputati.
  • Al Senato il tetto è di 113 seggi, pari al 56,5% dei 200 senatori.

Se nessuna coalizione raggiunge il 42%, il premio non si applica. Lo stesso accade quando i risultati delle due Camere sono differenti: in entrambi i casi, i seggi vengono distribuiti con il criterio proporzionale.

Il candidato premier e le preferenze

Al momento del deposito del simbolo e del programma, ciascuna lista deve comunicare al Viminale il nome del candidato alla presidenza del Consiglio da proporre al capo dello Stato.

Il modello approvato al Senato conserva un capolista bloccato. Sono previsti sei nomi prestampati, tra i quali l’elettore può indicare tre candidati. È stato invece bocciato l’emendamento dell’opposizione che proponeva preferenze libere.

Soglie e regole per le liste minori

La soglia di accesso è fissata al 3% per le liste e al 10% per le coalizioni. In una coalizione che supera il 10%, la lista più votata tra quelle rimaste sotto il 3% viene comunque ammessa al riparto dei seggi.

Il Senato ha cancellato la norma definita “anti-cespugli”, che avrebbe escluso dal calcolo del premio i voti delle liste sotto la soglia del 3%. Per le forze non presenti in Parlamento restano richieste tra 9.000 e 10.000 firme per collegio, per una stima nazionale di circa 700.000 firme.

Ballottaggio accantonato e soglia confermata

L’ipotesi del ballottaggio è stata accantonata. Un emendamento di Marcello Pera prevedeva il premio oltre il 48% al primo turno e, in assenza di quella percentuale, un secondo turno tra le prime due coalizioni sopra il 38%.

La soglia scelta resta invece quella del 42%, come ha dichiarato Roberto Rosso:

“42 per cento era e 42 per cento resta” — Roberto Rosso

Il voto del Senato è previsto per il 15 settembre 2026.


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