Legge elettorale, il Senato salva i capilista: 99 no in Aula
Il Senato ha respinto le preferenze pure con 99 voti contrari e approvato il testo Lisei: restano i capilista bloccati in Aula.
Senato, protesta durante il voto sulle preferenze pure. Foto: Il Fatto Quotidiano — Preferenze pure bocciate: la destra si ricompatta, opposizioni furiose (https://www.ilfattoquotidiano.it/2026/09/10/legge-elettorale-preferenze-pure-bocciate-notizie/8502239/)
Foto: Il Fatto Quotidiano — Preferenze pure bocciate: la destra si ricompatta, opposizioni furiose ilfattoquotidiano.it
Il Senato, a Palazzo Madama, ha respinto giovedì 10 settembre l’emendamento delle opposizioni che eliminava i capilista bloccati e consentiva di esprimere due preferenze. Secondo Il Fatto Quotidiano, il voto si è chiuso con 99 voti contrari e 68 favorevoli.
È passato invece l’emendamento alla legge elettorale che introduce le preferenze conservando i capilista bloccati. Il testo, presentato a prima firma dal senatore di Fratelli d’Italia Lisei e sottoscritto dall’intero centrodestra, ha raccolto 97 sì, 67 no e due astensioni.
Il voto sulle preferenze pure
La proposta respinta dalle opposizioni interveniva su due punti: sopprimeva i capilista bloccati e prevedeva la possibilità per gli elettori di indicare due preferenze. Il suo mancato via libera ha mantenuto nel testo il meccanismo dei capilista bloccati.
Il riferimento ai 99 contrari riguarda dunque l’emendamento sulle preferenze pure, non il successivo testo approvato con numeri diversi. I due voti registrati in Aula sono stati:
- emendamento delle opposizioni: 99 contrari e 68 favorevoli;
- emendamento Lisei: 97 favorevoli, 67 contrari e 2 astensioni.
Con la formulazione approvata, le preferenze entrano nel testo senza rimuovere la figura del capolista bloccato. Quel passaggio lascia alle segreterie dei partiti il potere di nominare gran parte degli eletti attraverso il capolista.
La protesta dai banchi delle opposizioni
Alla bocciatura dell’emendamento sulle preferenze pure, dai banchi dell’opposizione si è levato il grido «Vergogna». Pd e Movimento 5 Stelle hanno protestato, mentre la maggioranza, dopo l’approvazione del proprio emendamento, ha mostrato in Aula cartelli sulle preferenze.
“Vergogna”
La contestazione ha riguardato la scelta di mantenere i capilista bloccati accanto all’introduzione delle preferenze. Per le opposizioni, il voto ha segnato la bocciatura della proposta che eliminava quel meccanismo.
Le parole di Meloni e Vannacci
Giorgia Meloni ha rivendicato la reintroduzione delle preferenze parlamentari su proposta di Fratelli d’Italia, sostenendo che il discrimine politico non sia tra un numero maggiore o minore di preferenze, ma tra chi le ha inserite nella legge e chi no.
“Le preferenze, nel voto per il Parlamento, mancavano dal 1993, cioè da quasi 35 anni. Oggi tornano perché il centrodestra ha scelto di reintrodurle, su proposta di Fratelli d’Italia”
Roberto Vannacci ha chiesto di restituire agli italiani il diritto di scegliere i propri rappresentanti, richiamando la coerenza di Fratelli d’Italia. La fonte riporta sia che le preferenze mancavano dal 1993 sia che l’assenza durava da quasi 35 anni: due formulazioni temporali non perfettamente coincidenti con la data del 2026.
Le critiche di Renzi e Conte
Matteo Renzi ha sollecitato Meloni a portare fino in fondo la riforma sulle preferenze. Giuseppe Conte ha invece definito la decisione una messinscena, accusando la presidente del Consiglio di votare contro quelle che ha definito preferenze vere.
“Siamo al teatrino più sfacciato, alla messinscena più truffaldina”
Le posizioni espresse dopo il voto hanno messo al centro il mantenimento dei capilista bloccati, elemento che accompagna il ritorno delle preferenze nel testo approvato dal Senato.
Il voto sulla riformulazione del governo
La riformulazione del governo era attesa al voto nelle ore successive ai passaggi già svolti a Palazzo Madama. L’esito di quel voto non è stato riportato da Il Fatto Quotidiano.

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