DIETRO LO SCONTRO TRA IL GOVERNO E LE REGIONI C’È IL PASSATO RECENTE

Lo spauracchio contenuto nel prossimo Dpcm anti coronavirus fa rima con zona rossa, destino che potrebbe capitare a qualsiasi regione italiana. Il meccanismo alla base della suddivisione dei vari territori italiani nelle quattro fasce di rischio dipende dai dati epidemiologici monitorati settimanalmente dal Ministero della Salute e Comitato tecnico scientifico. Questo significa che tutte le regioni possono potenzialmente trasformarsi in zona rossa, e quindi subire un lockdown pressoché totale.Gestibilità e ristori

Nelle ultime ore le Regioni si sono opposte alla differenziazione dei provvedimenti a livello regionale. Come ha spiegato il Corsera, tre sono le motivazioni che hanno spinto molti governatori a chiedere misure omogenee. La prima riguarda la gestibilità della situazione. Già, perché il Dpcm non prevede soltanto l’ipotetica chiusura di intere regioni, ma anche serrate limitate a parti di esse (qualora dovessero esserci alcune aree a rischio ben delimitate). Detto altrimenti, i governatori potrebbero trovarsi a gestire una sorta di parcellizzazione a macchia di leopardo.

L’altra motivazione è inerente all’aspetto economico. Le categorie di lavoratori penalizzate dalle imminenti misure necessitano di ristori. Ebbene, il fronte dei governatori ha chiesto che gli indennizzi siano contestuali all’entrata in vigore delle misure e non successive. Anche perché i cittadini, in caso di ritardi, se la prenderebbero con le Regioni e non con il governo. Sempre collegato all’economia troviamo il capitolo scuole: qualora molti ragazzi dovessero essere costretti a restare a casa, sarà fondamentale offrire ai genitori tutte le coperture del caso.Quali dati?

Ci sono poi da considerare i dati. Quali sono i valori che dovrebbero far scattare le misure restrittive? Molte Regioni, come ad esempio la Lombardia, hanno fatto notare di aver introdotto provvedimenti da pochi giorni. E che per vedere gli effetti delle decisioni prese si dovrà attendere ancora un po’ di tempo. Non solo: in base all’intervallo di tempo preso in esame può cambiare la geografia delle zone rosse.

Emblematica, da questo punto di vista, la posizione di Giulio Gallera, assessore al Welfare della Regione Lombardia: “I dati che ha il governo sono precedenti all’introduzione delle nostre misure, quindi, io penso che lo stesso governo voglia attendere i nuovi dati, penso che sia più corretto fare una valutazione sulla base delle misure assunte, anche per dare un senso ai cittadini, e far capire loro che se quello che hanno fatto è positivo, o non lo è del tutto, e quindi dobbiamo inasprire”. Lo scontro a distanza continua.

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