Dragaggi Genova: ipotesi traffico illecito e violazioni ambientali
L’inchiesta sui dragaggi del porto di Genova ipotizza traffico illecito di rifiuti e violazioni ambientali per 700 mila metri cubi di fanghi.
Operazioni di dragaggio nel porto di Genova. Foto: la Repubblica — Inchiesta sui dragaggi in porto, i pm evidenziano le “pressioni di Msc e Stazioni Marittime” (https://genova.repubblica.it/cronaca/2026/10/24/news/inchiesta_dragaggi_porto_genova_msc_stazioni_marittime_pressioni_bucci_signorini-425671047/)
Foto: la Repubblica — Inchiesta sui dragaggi in porto, i pm evidenziano le “pressioni di Msc e Stazioni Marittime” genova.repubblica.it
Secondo la Repubblica, l’inchiesta sui dragaggi porto Genova ipotizza un traffico illecito di rifiuti e numerose violazioni ambientali legate alla movimentazione dei fanghi. Le indagini sono condotte dai carabinieri del Noe e dalla Procura di Genova e riguardano materiali prelevati dai fondali del porto passeggeri e del bacino di Sampierdarena tra il 2022 e il 2023.
Al centro della ricostruzione ci sono 700 mila metri cubi di fanghi che, per gli inquirenti, avrebbero dovuto essere trattati come rifiuti. La Procura ritiene che la gestione delle opere abbia seguito regolamenti regionali meno severi rispetto alle leggi nazionali.
I fanghi prelevati e il canale di calma
I materiali dragati avrebbero dovuto essere compattati nel canale di calma dell’aeroporto. Nel 2024, però, oltre la metà risultava già trascinata all’esterno di quel canale. Fra i sedimenti c’è la parte classificata come E, descritta come la più pericolosa per le sue componenti inquinanti.
Per gli investigatori, lo spostamento dei fanghi ha prodotto:
«un indescrivibile e gravissimo danno all’ambiente» — gli inquirenti
La formula è contenuta nella ricostruzione degli inquirenti. L’esatta quantità di materiale classificato come E non è indicata, ma la sua presenza è uno degli elementi richiamati nell’inchiesta sul trattamento dei sedimenti.
Le norme applicate e il costo stimato
Secondo la Procura, i dragaggi sarebbero stati gestiti applicando una disciplina regionale ritenuta meno rigorosa di quella nazionale. Per i carabinieri, seguire la normativa considerata corretta avrebbe richiesto una spesa superiore a 55 milioni di euro, a fronte degli oltre 8 milioni stanziati per l’appalto.
Nella ricostruzione riferita da la Repubblica, gli atti esaminano anche la velocità con cui furono realizzati gli interventi, che la Procura collega alle pressioni di Msc e Stazioni Marittime.
Gli investigatori ritengono che operatori privati del porto abbiano sollecitato i vertici dell’Autorità di Sistema Portuale ad accelerare i lavori e ad aumentare il pescaggio dei bacini. La magistratura non accusa Msc né Stazioni Marittime di alcun reato.
Gli indagati nell’inchiesta sui dragaggi
Secondo la Repubblica, tra gli indagati figurano:
- Paolo Signorini, ex presidente del porto;
- Ilaria Fasce, dirigente regionale;
- Stefano Coppo;
- Marco Vaccari;
- Francesca Arena.
L’inchiesta riguarda le modalità di gestione dei dragaggi e le ipotesi di violazione ambientale contestate nella ricostruzione della Procura. Il maggiore Mario Barisonzi ha sostenuto che le questioni ambientali e la normativa da applicare erano note all’Autorità di Sistema Portuale. Nella stessa ricostruzione, tuttavia, la priorità indicata era dare risposta alle lamentele degli operatori privati sui ritardi nelle operazioni di dragaggio.
Le dichiarazioni di Fabrizia Colonna su Arpal
Secondo la Repubblica, Fabrizia Colonna ha spiegato che Arpal interviene in base alla legge o quando riceve segnalazioni e può fornire supporto tecnico su richiesta della Regione. Ha inoltre affermato che Arpal esprime un parere se viene richiesto e che, nel caso dei dragaggi, il parere non fu richiesto perché la Regione riteneva forse di avere le competenze necessarie.
Colonna ha riferito che Arpal esaminava la documentazione destinata alla conferenza dei servizi, senza analizzarla approfonditamente per formulare un parere. Davanti all’osservazione della pm secondo cui quel mancato intervento equivaleva ad abdicare all’attività di prevenzione, ha risposto:
«Sono d’accordo con lei» — Fabrizia Colonna
Ha anche dichiarato che, se fosse ancora direttrice, chiamerebbe la Capitaneria e vorrebbe essere avvisata dell’inizio delle opere.
Le pressioni sui lavori portuali
Il maggiore Barisonzi ha sintetizzato questo passaggio negli atti:
«Sempre dalla documentazione appare chiaro che le preoccupazioni di tipo ambientale sono ben note ad AdSP, così come la corretta normativa da applicare. Ma è altrettanto chiaro che la questione più impellente è quella di dare riscontro alle lamentele per i ritardi nei dragaggi da parte degli operatori privati del porto di Genova» — Mario Barisonzi
L’esito giudiziario definitivo dell’inchiesta non è riportato.

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