ECONOMIA: AUTOSTRADA

Il 12 e il 17 luglio – in via urgente e cautelare – il Tar del Lazio ha sospeso la revoca su richiesta proprio della Società dei Parchi (Toto). E per due volte la sospensione è stata annullata dal Consiglio di Stato che ha dato ragione al governo con argomentazioni diverse:
– nel primo caso ha evocato il pericolo di crolli lungo le autostrade,
– nel secondo caso ha imputatoal privato di non avere i fondi, richiesti allo Stato, per mettere in sicurezza A24 e A25. Oggi i contendenti hanno esposto le loro ragioni a colpi anche di memorie e documenti. Il governo era presente con i legali dell’Avvocatura dello Stato (che lo difendono), con il ministero per le Infrastrutture e anche con Anas che è subentrata nella gestione dal primo agosto. Ma –  novità della udienza odierna – Strada dei Parchi ha presentato un altro ricorso contro la revoca della concessione. La nuova istanza si basa su una perizia certificata di una società di primaria importanza. Il nuovo ricorso osserva che il governo ha giustificato la revoca con il pericolo di crollo di ponti e viadotti. Eventualità contro cui Anas, cioè il subentrante pubblico nella gestione, non ha attuato alcun intervento. Anche su questo nuovo ricorso, il Tar e poi il Consiglio di Stato dovranno pronunciarsi in via cautelare e urgente. Sono passati ormai dieci anni dalla legge 228 del 2012 che impone la messa in sicurezza anti-sismica delle autostrade italiane. La A24 e la A25 aspettano con urgenza un simile intervento lungo i loro 280 chilometri. Perché i lavori partano, resta necessaria l’approvazione di un Piano Economico e Finanziario (Pef) per le due tratte.

Ma il 5 maggio 2022 un organo-sentinella del governo – il comitato Cipess – dà parere “non favorevole” al Piano (cioè al Pef) proposto per le due tratte. Il Piano è stato scritto da una figura tecnica, da un commissario ad acta. Ma il comitato Cipess e il governo non lo accettano, in particolare quando annuncia aumenti tariffari del 15,81% all’anno fino al 2030.

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