ECONOMIA: H&M, ZARA FIRMANO NUOVI CONTRATTI

Nell’aprile del 2013, il peso delle macchine per realizzare i vestiti dell’occidente fece crollare una palazzina a Dacca, capitale del Bangladesh. Morirno più di mille persone, servirono tre settimane per scavare nelle macerie. Quando la polvere si depositò, fu chiaro che i lavoratori e le lavoratrici erano costretti a lavorare in quelle condizioni palesemente insicure, diversamente avrebbero perso la possibilità di guadagnare i pochi soldi necessari per loro e le loro famiglie.

Dalla tragedia di Rana Plaza nacque un accordo, sottoscritto da un paio di centinaia di retailer occidentali e marchi della moda (tra i quali H&M, PVH e Primark) che s’impegnarano a migliorare gli standard di sicurezza, aprirono a ispezioni indipendenti ai luoghi della produzione e misero sul piatto denaro per la formazione dei lavoratori e il miglioramento delle linee di confezionamento.

Ora, spiega il Nyt, è scattato il momento del rinnovo di quell’accordo, che è giunto al capolinea. Non è stato semplice, perché per mesi c’è stato un braccio di ferro tra i retailer del fashion, i sindacati locali e i proprietari degli stabilimenti. Ma ora l’annuncio è arrivato.

Il Bangladesh è uno dei principali fornitori della catena globale della moda. Dal 2010 è stato il secondo produttore dopo la Cina, ma la crisi del Covid ha rallentato fortemente la produzione. E così, ha certificato l’Organizzazione internazionale del commercio, c’è stato il sorpasso del Vietnam che l’anno scorso ha venduto abbigliamento per 29 miliardi, contro i 28 miliardi del Bangladesh.

Il nuovo accordo sulla sicurezza dei lavoratori dell’abbigliamento – che si chiama International Accord for Health and Safety in the Textile and Garment Industry – contiene molte dei capisaldi fissati nel 2013, come la possibilità di fare causa ai retailer in caso che questi non raggiungano gli standard di sicurezza previsti, una condivisione della governance tra marchi e fornitori, commissioni per la formazione, un meccanismo indipendente per le controversie e via dicendo. La novità è l’impegno a estendere questo modello ad almeno un altro Paese, oltre il Bangladesh. L’accordo ha validità per 26 mesi.

“Siamo molto fiduciosi per questa nuova intesa, che salvaguarda gli impegni dell’accordo originale e crediamo dia credibilità e affidabilit all’industria dell’abbigliamento del Bangladesh, che si trova in un momento difficile”, le parole riportate dal quotidiano americano di Christy Hoffman, segretario generale di UNI Global union, una federazione di sindacati che presidia 150 Paesi e ha sede in svizzera. H&M ha confermato la firma della nuova intesa, seguita da Inditex (il gruppo di Zara), altri sono attesi nei prossimi giorni. Non ci sono invece aspettative per le catene Usa come Walmart e Target che avevano preferito la Alliance for Bangladesh Worker Safety, meno vincolante e scaduta nel 2018.

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