ECONOMIA: PIANO BANDA ULTRA LARGA

Il Governo fa il punto sul Piano Banda ultra larga con i fondi pubblici, con una buona notizia: la copertura sta accelerando, anche se i ritardi restano e sono consistenti. Al contrario è al palo il sistema dei voucher, poco attrattivo per gli abbonati, ma sarà rilanciato nei prossimi mesi con una seconda tranche e nuove regole. Si fa il punto anche sulla copertura banda ultra larga delle scuole, che procede ma il target prefissato è molto lontano. Il punto è stato durante la prima riunione, dopo la pausa estiva, del Comitato Infratel –in house del Mise guidata da Marco Bellezza e che si occupa del piano – sotto la presidenza della sottosegretaria al Mise Anna Ascani. 

Ad oggi sono in totale 2.462 i comuni dove il servizio – ottenuto con la copertura fatta con fondi pubblici – è vendibile (731 in più rispetto a dicembre 2020), 1.371 i comuni collaudati positivamente (742 in più rispetto a dicembre 2020), 4.768 i cantieri aperti (1.053 in più rispetto a dicembre 2020). L’apertura dei cantieri è un primo passo verso il collaudo e la vendibilità.

Ricordiamo che il piano ha visto l’assegnazione dei bandi a Open Fiber a giugno 2017; è partito in ritardo anche per contenziosi con Tim e aveva come obiettivo coprire tutti gli italiani con almeno 100 Megabit entro il 2020. Lo scorso Governo ha appurato i forti ritardi già nel 2019, di cui ha accusato Open Fiber, che invece ha spostato le responsabilità sulla burocrazia delle autorizzazioni.

Fatto sta che ora il target è spostato, ancora, a fine 2023. Secondo dati Agcom (Autorità garante delle comunicazioni) al 2020 solo un terzo delle famiglie era coperta dalla velocità 100 Megabit. “Gli ultimi dati ci dicono che stiamo accelerando. Le semplificazioni dei permessi, ottenute anche grazie al forte interessamento della politica e di recente di Vittorio Colao, ministro all’innovazione, stanno dando i primi frutti”, commenta Francesco Sacco, professore all’università Insubria e tra i padri del primo piano banda larga (governo Monti, 2012-2013).

“La situazione è più complessa di quanto appare”, ribatte Enza Bruno Bossio (PD), che segue storicamente il tema banda larga alla Camera. “I dati Infratel di quest’anno ci dicono che solo una piccolissima percentuale degli utenti coperti poi si abbona; in realtà si scopre che c’è un grande differenza tra la vendibilità dichiarata da Open Fiber e la vendibilità effettiva all’utente – continua. Open Fiber porta infatti la fibra fino al pozzetto – non a casa – e l’ultimo tratto, per l’effettiva vendibilità, va poi realizzato dagli operatori finali, clienti di Open Fiber. Il che solo di rado viene fatta, per il poco interesse economico di quelle zone”.

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