ECONOMIA: UNICREDIT

Unicredit finisce nel mirino dei criptoentusiasti. Oggetto del contendere: la risposta inviata, in una chat privata, a un correntista dal servizio clienti di Buddybank, la banca “via smartphone” del colosso bancario, in cui si ipotizzava la chiusura del conto nel caso di transazioni verso piattaforma di exchange di criptovalute.

A dare risonanza alla vicenda è stata, nei giorni scorsi, la pubblicazione su Twitter della schermata di dialogo tra l’utente e il servizio clienti. Dopo avere spiegato che il sistema può “bloccare pagamenti per sicurezza verso siti di compravendita di criptovalute”, l’operatore raccomanda: “Ti sconsiglio di effettuare pagamenti di questo genere perché non rispecchiano le policy della banca e questo potrebbe portare a delle segnalazioni e anche alla chisura del conto”. A quel punto, l’utente chiede in quale sezione si possa trovare questo riferimento a questa politica e si vede rispondere che non esiste una indicazione contrattuale, ma si tratta di una “policy di Unicredit sulla gestione di determinati pagamenti che al momento non sono visti come sicuri”.

Uno scambio che spinge un altro utente del social network a chiedere chiarimenti direttamente alla casa madre Unicredit. Il gruppo replica, dal suo profilo ufficiale, che “le attuali policy di Gruppo vietano relazioni con controparti emittenti valute virtuali o che agiscono da piattaforme di scambio”.

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