ECONOMIA: WHATSAPP

Due ore senza Whatsapp, l’app di messaggistica più usata in buona parte del mondo e di certo in Italia. Il problema si è verificato martedì mattina, dalle 9 alle 11, facendoci toccare con mano cosa significa dover rinunciare a un servizio che, per molti, è diventato quasi essenziale: dal contatto con amici e parenti lontani, all’organizzazione quotidiana del lavoro in molte aziende e società di ogni tipo.

Proprio per questo il Codacons ha chiesto che la società (che è Meta, proprietaria anche di Facebook e Instagram) riconosca “un indennizzo automatico a tutti gli utenti italiani coinvolti nel disservizio”. Questo perché la app è diventata “uno strumento di lavoro per milioni di italiani in smart working e, proprio per questo, simili black out sono ancora più gravi” rispetto al passato. Non è la prima volta infatti che Whatsapp “va giù”, anzi: proprio un anno fa il buio si prolungò per sei ore e si trattò di un evento molto più grave perché coinvolse anche i social network Facebook e Instagram i quali, di fatto, sparirono temporaneamente dal web.

Secondo il presidente del Codacons Gianluca Di Ascenzo, il ristoro dovrebbe essere un’iniziativa spontanea: “A noi piacerebbe che, vista la diffusione capillare di questo strumento, Meta facesse un gesto di attenzione verso i propri clienti dimostrando così di averli davvero a cuore, visto che, alla lunga, molti potrebbero stancarsi e passare a un’altra app, come Telegram o altre”. Ma se per Whatsapp non ci sono bollette o canoni da pagare, come calare questo indennizzo nella realtà? “Sono sicuro che gli uffici di marketing di Meta troverebbero una soluzione”, risponde Di Ascenzo.

E per chi avesse subito davvero un danno, come ad esempio un’azienda che utilizza la versione business (anche questa gratuita) “è sempre aperta la possibilità di agire in giudizio tenendo ben presente che, nel nostro ordinamento, per ottenere un risarcimento del danno bisogna anzitutto dimostrare di averlo subito e, comunque, questo non deve essere di modesta entità” continua Di Ascenzo.

È possibile, quindi, chiedere l’indennizzo ma per ottenerlo, la strada del tribunale appare l’unica percorribile. Ed è in salita. Anche perché tra noi e Whatsapp-Meta, a parte i termini di servizio che comunque non dicono nulla a proposito di malfunzionamenti simili, “non c’è un vero e proprio rapporto contrattuale come con le aziende telefoniche o di streaming come Dazn” spiega Mauro Vergari, esperto del settore e direttore dell’ufficio studi, innovazioni e sostenibilità di Adiconsum. “Questo è il motivo per cui in quei settori abbiamo tutto il diritto a ottenere un indennizzo in caso di disservizio, mentre per Whatsapp è tutto più complicato, anche perché non c’è un’autorità di settore che abbia regolamentato il campo”.

Ci sono diversi altri aspetti che bisogna considerare. Tra questi, la durata del black out che è stata di due ore: “Solo per dare un’idea nel settore della telefonia, in caso di guasto che mette fuori uso la linea telefonica o internet, non si può chiedere un risarcimento prima di 48 ore. E stiamo parlando di un servizio che paghiamo ogni mese, in grado di provocare danni seri nel momento in cui viene a mancare” spiega ancora Vergari.

Questo, però, non significa che tutto debba rimanere com’è. Secondo Vergari “bisogna iniziare una riflessione seria su questi servizi che, seppure gratis, impattano sulla vita e sull’economia di mezzo mondo. Bisogna regolamentarli? Considerarli come necessari e quindi sottoporli a norme che tutelino chi le utilizza? La domanda dobbiamo porcela a livello europeo, perché in ogni caso non è pensabile agire da soli”. Gli fa eco Di Ascenzo: “Il settore è dominato da Big Tech e l’Europa deve regolamentarlo di più. In questo senso provvedimenti come il Digital services act e il Digital market act sono il segnale che la strada è quella giusta”.

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